
“Tutto il resto è noia”, cantava Franco Califano in una delle sue più fortunate canzoni. Il caso vuole che proprio a Roma, sua città natale, Shen Yun, non ancora paga dell'apparizione di un mese fa, abbia ben pensato di fare ritorno, andando chiaramente incontro ad un “bagno di sangue”. Non c'è motivo di sorprendersi, se pensiamo che l'esito dei precedenti spettacoli era stato tale da indispettire più di un incauto spettatore, col passaparola poi diffusosi con gran rapidità. Il terreno che la controversa “compagnia artistica” legata al Falun Gong ha trovato al ritorno, di conseguenza, non poteva essere che dei più “minati”. Con biglietti tra i 70 e i 130 euro, il minimo che il pubblico potesse attendersi era uno spettacolo degno di tanta spesa; ma, vedendosi invece ripagare con oltre due ore d'indottrinamento politico e settario, il risultato non ha potuto essere che dei più tragici. Per l'Auditorium della Conciliazione, dove nuovamente si sono tenute le esibizioni, dal 17 al 19 marzo, analogamente l'onta sarà difficile da dimenticare: come già ricordavamo nell'articolo dello scorso febbraio, tra tutti i palcoscenici calcabili nella Città Eterna, quello era proprio il primo da evitare.
L'affluenza è risultata guarda caso in calo, coi circa 1700 posti dell'Auditorium sempre lungi dall'esser riempiti, mentre l'ambito “sold out” non s'è visto proprio. A pesare sul cattivo andamento degli spettacoli, oltre ai pessimi pareri in circolazione, hanno pesato poi anche le mancate innovazioni nel repertorio: agendo in modalità tanto “conservativa”, la compagnia ha scoraggiato anche molti altri spettatori, non stimolati nella loro curiosità. Il cattivo responso che appare dai vari siti di recensione, da TrustPilot a TripAdvisor, fino a Reddit, ce lo confermano in modo fin troppo chiaro, per non parlar poi degli sfoghi lasciati dagli utenti, non proprio felici d'aver subito l'ennesima “sòla” (per usare una definizione romanesca di “fregatura”). Su TrustPilot, dove il punteggio generale dato alla compagnia non supera il livello “poor” di 2,3 punti, una spettatrice afferma che “Non vale il costo richiesto, spettacolo kitsch e ripetitivo, inoltre tentano di indottrinare gli spettatori con una propaganda ridicola e grossolana”, mentre un altro parla di “Marketing dello show migliore dello spettacolo”, per poi specificare: “Il marketing di questo spettacolo è assolutamente migliore dello spettacolo che ho visto ieri sera all'Auditorium della Conciliazione. I ballerini sono bravi, ma non c'è mai un acuto. Le danze raccontano delle storielline che forse non racconterei neanche alla mia nipotina da tanto sono banali. Lascia perplessi come questo spettacolo abbia la pretesa di rappresentare la cultura di una civiltà millenaria quale quella cinese. Una grande delusione”.
Siamo a livelli comunque ancora piuttosto moderati, se consideriamo che un'altra utente ancora, andando giù molto più dura, così dichiara: “Assolutamente da evitare. Propaganda di una setta a livelli inesprimibili. Risparmiate i soldi, noi all'intervallo siamo fuggite. Orrendo, i ballerini non sono niente di che. La pubblicità è assolutamente ingannevole, ci si trova di fronte a proselitismo di bassa lega con storie al limite del credibile. Se potessi metterei meno di una stella”. Un altro ancora, cercando di trovare il risvolto comico dalla vicenda, sentenzia invece: “Niente a che vedere con Momix e Cirque du Soleil… Più simile alla compagnia di Abbiategrasso”, e “La realtà non corrisponde affatto a quello che la pubblicità promette. Spettacolo banale e noioso. Solo i costumi sono belli, i passi dei ballerini sono sempre gli stessi e anche la musica è sempre uguale. La soprano canta come un’oca stonata… insomma 200 euro spesi malissimo. E poi - veramente fastidioso - sfruttano lo spettacolo per fare un po’ di propaganda politica (anti cinese)”. Considerando che l'articolo esce oggi, a meno di 24 ore dall'ultimo spettacolo, c'è da aspettarsi che altre recensioni ancora usciranno poi, inondando le varie piattaforme.
Sono ormai sempre meno gli “incauti” sulla cui buonafede giocare per rifilare uno spettacolo tanto costoso ed ingannevole come quello di Shen Yun. Le grosse inchieste che hanno riguardato la compagnia, partite dagli Stati Uniti e poi allargatesi anche ad altri paesi europei, sono giunte anche qua, trovando spazio su molti nostri giornali: celebri, ormai, i servizi di testate come Il Post o Art Tribune, divenuti rapidamente virali. Mentre i resoconti trionfali degli spettacoli pubblicati da The Epoch Times, giornale ufficiale della setta Falun Gong, vengono sempre più derisi dal pubblico dei social, come si può ad esempio vedere visitando la pagina Facebook dell'edizione italiana. In generale, l'impopolarità della compagnia e della setta a cui è legata sembra crescere sempre più, come denotato anche dall'esclusione dal Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) dell'associazione italiana che ne cura gli spettacoli per l'Italia, di cui Parma Press 24 ha più volte e coraggiosamente parlato; e dal tanto zelo mostrato da alcune figure politiche del nostro Paese per cercare di perorarne la causa, magari proprio perché da Shen Yun e dal Falun Gong continuamente strattonate per la giacchetta. Certo, in tutto questo clima d'impopolarità, non sono mancati neppure episodi inquietanti che possono trarne linfa, come messaggi di minacce e un allarme bomba, prontamente segnalati alle autorità: le quali sarà ora giusto che possano indagare in pace, senza speculazioni tese ad influenzarne o complicarne il lavoro.
In definitiva, possiamo dire che il ritorno di Shen Yun a Roma, tappa finale della stagione italiana 2026, non sia stato proprio un gran successo; ma di tale bilancio nessuno si sorprende. La controversa "compagnia settaria" chiude la sua presenza italiana tra inquietudini e delusioni, ombre giudiziarie ed ambiguità politiche, sempre più avversata da un pubblico stanco e risentito. Dinanzi a tale “cronaca di guerra”, per quanto il Falun Gong non sia setta da gettare tanto facilmente la spugna, viene davvero da chiedersi se a dicembre vi sarà un suo nuovo calendario di spettacoli nei nostri teatri. Sotto quest'aspetto, quel che vedremo nei prossimi mesi non mancherà certamente di darci qualche sorpresa: si spera, se non altro, più “intrattenitiva” delle sue stesse esibizioni.