
La testimonianza di un ex adepto e giornalista di The Epoch Times, John Smithies, recentemente apparsa tra i suoi articoli sul social giornalistico Substack, è probabilmente destinata a restare una delle denunce più pesanti e dirette contro il doppio volto del quotidiano e del Falun Dafa di cui è espressione. Dopo aver descritto il controllo interno, le sessioni obbligatorie di “studio del Fa”, la negazione della medicina e la cancellazione delle voci dissidenti, l’autore ha toccato anche il capitolo politico più recente e redditizio: il sostegno smaccato a Donald Trump. Come denunciato dall’ex insider, oltre che confermato da numerose inchieste indipendenti, The Epoch Times non ha scelto Trump tanto per affinità ideologica col suo populismo conservatore, quanto per calcolo strategico di Li Hongzhi, patron del giornale e soprattutto del movimento che lo controlla.
Ai suoi occhi Trump rappresentava, e tuttora rappresenta, l’alleato perfetto: un leader apertamente ostile al Partito Comunista Cinese, visto dai praticanti come strumento divino per accelerare la “rettificazione del Fa” e la fine della “persecuzione” in Cina. Anche altri ex dipendenti hanno raccontato che, dopo la vittoria di Trump nel 2016, la linea editoriale divenne esplicitamente “messianica”: Trump non era solo un politico anti-CCP, ma una figura quasi provvidenziale che avrebbe portato al collasso del regime cinese. Una “cortesia” ben ricambiata dall'interessato, che definì il giornale del Falun Dafa l'unico, insieme ad altre due testate americane, veramente dalla sua parte e “sincere” nel descrivere la sua politica.
Da quel momento il giornale, fino ad allora un modesto foglio anti-Pechino che negli Stati Uniti veniva spesso e volentieri distribuito gratuitamente, si trasformò in una macchina da guerra mediatica pro-Trump. Nel 2019, secondo le statistiche pubbliche dei vari social e le inchieste di NBC News, The Epoch Times (e le sue entità collegate, come ad esempio la rivista Vision Times) spese oltre 1,5 milioni di dollari in circa 11.000 annunci pubblicitari pro-Trump su Facebook in soli sei mesi: praticamente più di qualsiasi altro soggetto tranne la campagna dello stesso Trump. Le inserzioni venivano spesso veicolate attraverso pagine e account che nascondevano il legame diretto col giornale, violando le regole di trasparenza della piattaforma. Facebook finì per bandire The Epoch Times dalla pubblicità proprio per questi comportamenti, sotto la pressione di denunce che stavano diventando sempre più difficili da ignorare.
Contemporaneamente a quell'exploit, anche il giro d’affari esplose: i ricavi passarono da circa 3,9 milioni di dollari nel 2016 a 15,5 milioni nel 2019, per poi schizzare ulteriormente dopo il 2020 grazie a contenuti che amplificavano le varie tesi di frode elettorale, QAnon, Great Replacement e le teorie del complotto sul Covid (spesso ribattezzato “virus del PCC”). L’Epoch Media Group, che include NTD TV e altri canali, divenne così uno dei principali diffusori di narrazioni che alimentavano la base più radicale del trumpismo, incassando milioni anche da donatori conservatori attirati dal tono anti-establishment e anti-Cina.
Dietro questa apparente alleanza politica si nasconde proprio lo stesso meccanismo cultuale descritto dall’ex giornalista. Il sostegno a Trump non era fine a sé stesso: serviva a “salvare anime” (cioè a reclutare o rafforzare adepti) e a generare fondi per l’impero mediatico-religioso di Li Hongzhi, inclusa la costosissima compagnia di danza Shen Yun (di cui spesso parliamo, come pure di The Epoch Times). Quando l’ex praticante Simone Gao osò criticare aspetti di Shen Yun, venne espulsa. Allo stesso modo, qualsiasi deviazione dalla linea, anche interna, veniva punita come “attaccamento” o interferenza delle “forze vecchie”.
Sotto questo aspetto, la testimonianza di Smithies diviene implacabile, esponendo i meccanismi di controllo mentale tipici di un culto. Gli adepti non devono morire: la pratica dovrebbe ringiovanirli. Quando invece muoiono, come l’ex caporedattore John Nania nel 2022 a soli 63 anni, o un amico britannico dell’autore morto tra atroci sofferenze, la colpa ricade sempre su di loro: “attaccamenti” non eliminati o “forze vecchie” che Li Hongzhi non ha ancora sconfitto. L’ospedale? Meglio evitarlo, perché curarsi significherebbe ammettere il fallimento della pratica impartita del Falun Dafa. Li Hongzhi stesso non l'ha più volte fatto capire: chi cerca la salvezza medica tradisce il Maestro.
Il culmine di questa opacità finanziaria arrivò nel 2024 con l’incriminazione del direttore finanziario di Epoch Media Group, Bill Guan (Weidong Guan), per un presunto schema di riciclaggio di almeno 67 milioni di dollari, inclusi proventi da frodi su sussidi di disoccupazione ottenuti tramite criptovalute. L’accusa federale, mossa dalla Procura dello Stato di New York, delineava un meccanismo che avrebbe gonfiato artificialmente i ricavi del gruppo proprio nel periodo di massima espansione pro-Trump. The Epoch Times ha cercato di contenere i danni dichiarando la sospensione di Guan e la volontà di collaborare, ma l’episodio ha comunque gettato ulteriore ombra su come venissero finanziate le campagne pubblicitarie aggressive e l’intera macchina mediatica non soltanto del giornale, ma dell'intero gruppo editoriale e, andando ancor più su nella scala gerarchica, il resto della galassia finanziaria del Falun Dafa.
L’ex insider, nella sua denuncia, invita a smettere di sostenere The Epoch Times e, più estesamente, la setta e tutto ciò che controlla. Non è un giornale “conservatore indipendente” che per caso appoggia Trump apprezzando la sua ostilità ideologica alla Cina. E' invece il braccio operativo di un movimento che divinizza il suo leader, nega ai suoi adepti la medicina quando ne hanno bisogno, cancella i dissidenti interni e usa la politica americana , Trump incluso, come leva per proteggere e finanziare se stesso. Del resto, in passato, prima che apparisse il fenomeno politico di Trump, del Falun Dafa erano ben note soprattutto le simpatie con molti esponenti democratici e della sinistra liberal. Nulla vieterebbe alla setta, qualora le risultasse opportuno, tornare a coltivarle.
La strategia sin qui seguita da The Epoch Times ha certamente funzionato. Oggi esce in 35 paesi e in 22 lingue, ha un pubblico di milioni di persone e influenza segmenti importanti dell’opinione pubblica di destra, soprattutto tra chi cerca forti e demagogiche narrazioni anti-CCP. Ma la testimonianza di chi ci ha lavorato per vent’anni ne rivela il prezzo: sfruttamento dei fedeli, diffusione sistematica di teorie del complotto e un controllo autoritario camuffato da “missione divina”. In tutto ciò, il Falun Gong non è solo un “affiliato”, ma bensì il proprietario e l'orientatore strategico dell'intero gruppo mediatico. Non a caso Li Hongzhi stesso ha definito i suoi media “i nostri media”. Molte sono le fonti che lo confermano, come NPR, NBC News o ancora The New York Times, noto anche per i suoi ottimi e ben documentati articoli inchiesta non soltanto su The Epoch Times, ma anche su Shen Yun e il resto della galassia Falun Dafa.