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Trump contro Papa Leone XIV. E ora ci si mette anche Vance...

15-04-2026 16:00

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Trump contro Papa Leone XIV. E ora ci si mette anche Vance...

Lo scontro tra l’amministrazione Trump e Papa Leone XIV, primo pontefice nato negli Stati Uniti, ha raggiunto nei giorni scorsi, tra il 12 e il 15 apr

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Lo scontro tra l’amministrazione Trump e Papa Leone XIV, primo pontefice nato negli Stati Uniti, ha raggiunto nei giorni scorsi, tra il 12 e il 15 aprile 2026, livelli senza precedenti di durezza verbale e provocazione ideologica. Ormai non si tratta più di una semplice divergenza sulla guerra in Iran, ma proprio di una campagna di delegittimazione personale che rivela il messianismo settario di questa amministrazione e il suo fastidio per qualsiasi voce religiosa che osi porre limiti etici al potere.

 

Tutto è esploso domenica 12 aprile, quando Trump ha pubblicato su Truth Social un lungo attacco al Papa, definendolo “WEAK on crime” (debole sul crimine) e “terrible for foreign policy” (terribile per la politica estera). Lo ha accusato di “catering to the Radical Left” (assecondare la sinistra radicale), di essere “very liberal” (davvero liberal) e di non fare un buon lavoro come pontefice. “Leo should get his act together as Pope, use Common Sense, stop catering to the Radical Left, and focus on being a Great Pope, not a Politician”, (Leone dovrebbe darsi una regolata come Papa, usare il buon senso, smetterla di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull'essere un Grande Papa, non un politico), ha altresì aggiunto. Ai giornalisti, poco dopo, ha ribadito: “I’m not a big fan” (Non sono un grande tifoso) di Leone XIV ed ha pure insinuato, senza alcuna base, che il Papa debba a lui la propria elezione: “He wasn’t on any list to be Pope… they thought that would be the best way to deal with President Donald J. Trump” (Non era in nessuna lista per diventare Papa... pensavano che quello sarebbe stato il modo migliore per gestire il presidente Donald J. Trump). 

 

Pochi minuti dopo lo stesso post, Trump ha pubblicato anche un’immagine generata con l’IA che lo raffigurava come una figura cristica: vestito di bianco, con la mano tesa a “guarire” un malato o moribondo disteso su un letto (dalla vaga ed inquietante somiglianza col fu Jeffrey Epstein), una luce divina che emana dal palmo, aquile americane, bandiera USA e aerei militari sullo sfondo, con intorno a sé testimoni del miracolo, adoranti, dall'infermiera al militare, e via dicendo. L’immagine, chiaramente ispirata alle iconografie di Gesù che guarisce gli infermi, è stata immediatamente letta come un’autoproclamazione messianica. La reazione è stata trasversale e durissima, persino tra sostenitori conservatori e cristiani. Trump ha poi cancellato il post e tentato una giustificazione imbarazzante: “Pensavo fosse io come dottore che fa stare meglio la gente”. La retromarcia, va da sé, non ha convinto nessuno.

 

Il giorno successivo, lunedì 13 aprile, è intervenuto anche il vicepresidente JD Vance, cattolico convertito e figura di punta della nuova destra. In un’intervista a Fox News, Vance ha intimato al Papa di “stick to matters of morality” (attenersi a questioni morali) e di lasciare la politica estera e le decisioni pubbliche al presidente degli Stati Uniti: “In some cases it would be best for the Vatican to stick to matters of morality… and let the president of the United States stick to dictating American public policy”, (In alcuni casi sarebbe meglio che il Vaticano si occupasse di questioni morali... e lasciasse che il presidente degli Stati Uniti si limitasse a dettare le politiche pubbliche americane). Vance ha anche suggerito che il Papa dovrebbe essere “careful” (attento) quando parla di chi “wields the sword” (impugnare la spada), richiamando implicitamente la dottrina della guerra giusta ed arrivando a ricordare che senza la forza militare l’Europa non sarebbe stata liberata nella Seconda Guerra Mondiale.

 

A tutti questi attacchi piovuti a raffica, Papa Leone XIV ha risposto con fermezza ma senza abbassarsi al livello dello scontro personale: “Non ho paura dell’amministrazione Trump e continuerò a parlare con forza del messaggio del Vangelo”. Ha inoltre ribadito la sua opposizione alla guerra in Iran, definendo inaccettabile la minaccia di cancellare un’intera civiltà, e ricordato che “Dio non ascolta le preghiere di chi fa la guerra”. Non solo, ma il Vaticano ha confermato che la visita papale negli Stati Uniti prevista per quest’anno è stata cancellata.

 

Questo scontro col duetto Trump-Vance non appare più dun incidente isolato, ma la logica conseguenza di un messianismo di Stato che considera la fede un’arma politica anziché un vincolo morale. Trump non si limita ad invocare Dio, ma addirittura si presenta come uno strumento provvidenziale e pretende che le autorità religiose tradizionali si allineino alle sue decisioni, legittimandole, oppure tacciano, non intralciandole. Vance, da cattolico, aggiunge poi la patina intellettuale finale, la classica ciliegina sulla torta: la morale sì, la politica no, a meno che non serva alla linea della Casa Bianca. Il risultato, paradossale e preoccupante, si qualifica in un’amministrazione che, presentandosi come baluardo a difesa della “fede giudaico-cristiana", attacca poi il leader di 1,3 miliardi di cattolici, cancella un’immagine blasfema solo dopo le reazioni negative del suo stesso elettorato e manda il proprio vice a dire al primo Papa di origini americane di “stare al suo posto”. Nel frattempo, media come The Epoch Times e altri canali filotrumpiani, a cominciare da tutta la galassia QAnon e pro-QAnon, amplificano la narrazione del “Papa liberal e debole”, continuando il loro ruolo di megafono per questo culto della personalità. Non c'era ancora capitata una setta, col suo santone, alla guida di una grande potenza come gli Stati Uniti (o forse sì?): ma tale è ormai la situazione.

 

Come già scritto la volta precedente, in un Paese che ha nella separazione tra Chiesa e Stato uno dei suoi pilastri costituzionali, questa deriva autoritaria e messianica erode la laicità e strumentalizza la religione per giustificare la guerra e il potere personale. Mentre Papa Leone XIV, con calma e fermezza tenta di ricordare che il Vangelo non si piega a nessun presidente, men che meno se si fa ritrarre come nuovo guaritore divino. Ma, e anche questo è un interrogativo che già nel precedente articolo avevamo sollevato, fino a che punto i cattolici americani e i conservatori religiosi, anche molti di casa nostra, saranno disposti a tollerare questo culto personale camuffato da “grande risveglio” della fede?

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