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Disinformazione pandemica e movimenti settari: certe teorie non muoiono mai

18-04-2026 16:00

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Disinformazione pandemica e movimenti settari: certe teorie non muoiono mai

Negli anni della pandemia di Covid-19 si è sviluppato un ecosistema globale di disinformazione che ha mescolato negazionismo scientifico, teorie del c

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Negli anni della pandemia di Covid-19 si è sviluppato un ecosistema globale di disinformazione che ha mescolato negazionismo scientifico, teorie del complotto e propaganda geopolitica. In questo contesto, alcune narrazioni sulla gestione cinese della pandemia, in particolare quelle relative alla fine della politica dello “Zero Covid”, sono state amplificate non solo da certi canali di “controinformazione” od “informazione alternativa”, ma anche da comunità digitali settarie e movimenti complottisti. Tra questi ambienti figurano reti ideologiche come QAnon e gruppi pseudo-spirituali come AllatRa, che hanno diffuso narrazioni secondo cui la pandemia sarebbe stata una “pandemenza”, cioè una crisi costruita artificialmente per controllare la popolazione mondiale attraverso vaccini e tecnologie digitali. Queste narrazioni hanno spesso incorporato una forte componente anticinese, trasformando il dibattito sanitario in uno strumento di guerra informativa. Ci ricorderemo che soprattutto nella prima amministrazione Trump si parlò apertamente di “virus cinese” o ancora di “virus comunista”, anche in questo caso con chiaro riferimento a Pechino; mentre in molti social circolava un'infinità di fake news che portava numerosi utenti della rete a credere che nelle città della Cina vi fossero addirittura migliaia di morti sparsi ed abbandonati per le strade. 

 

E' così che false notizie generate nel vasto circuito in mano al Falun Gong, con media come “The Epoch Times” e “New Tang Dinasty TV”, o ancora il corpo artistico Shen Yun, hanno trovato ampi echi anche in altre piazze digitali e disinformative, raggiungendo un pubblico verosimilmente molto più vasto rispetto all'originario. Colpisce dover tornare a parlare di questi agomenti a distanza di anni dalla fine della pandemia e dei lock down, ora che il Covid-19 per molti è divenuto soltanto un brutto ricordo: ma, poiché non mancano media, ricercatori ed agitatori che a livello mediatico ancora si dedicano a strumentalizzare e distorcere quel doloroso passato, diviene giocoforza un obbligo dedicarvi qualche nuova parola. Le grandi crisi globali sono storicamente accompagnate dalla proliferazione di spiegazioni alternative e complottiste, e la pandemia di Covid-19 non ha fatto eccezione. Il virus, emerso nella città di Wuhan alla fine del 2019, si diffuse rapidamente in tutto il mondo. Nel giro di pochi mesi si svilupparono narrazioni alternative che sostenevano, tra le altre cose, che il virus fosse un’arma biologica intenzionale, che la pandemia fosse un inganno globale e che i vaccini servissero a controllare la popolazione. Come già detto, queste teorie circolarono soprattutto su piattaforme digitali e social media, dove comunità ideologicamente radicalizzate trovarono un terreno favorevole alla diffusione di tali contenuti sensazionalistici. 

 

Uno dei fenomeni più influenti nella diffusione globale della disinformazione pandemica è stato il movimento QAnon. Nato negli Stati Uniti nel 2017, QAnon sostiene l’esistenza di una presunta élite globale segreta che controllerebbe governi, media e sistemi sanitari. Durante la pandemia, questa narrativa si è evoluta sostenendo che il COVID-19 fosse una manipolazione politica, che le misure sanitarie fossero strumenti di controllo sociale e che i vaccini fossero pericolosi o parte di un complotto. Parallelamente, gruppi pseudo-spirituali come AllatRa hanno diffuso un linguaggio simile, ma combinato con elementi mistici e apocalittici. Nei loro contenuti la pandemia veniva descritta come parte di un piano globale orchestrato da élite politiche e finanziarie. Molte di queste narrazioni hanno incorporato una forte dimensione geopolitica, presentando la Cina come il centro di una presunta cospirazione globale. Secondo alcune teorie circolate in questi ambienti il virus sarebbe stato deliberatamente creato in laboratorio, la pandemia un espediente utilizzato dalla Cina per indebolire l’Occidente, e le misure sanitarie un modello di “controllo autoritario” destinato a venire esportato nel mondo. Queste interpretazioni ignorano ampiamente il consenso scientifico e spesso si basano su fonti non verificate o su elaborazioni ideologiche.

 

Un esempio significativo di questa dinamica è la diffusione di stime sensazionalistiche sulla mortalità dopo la fine della politica sanitaria cinese. Alcuni articoli hanno sostenuto che l’abbandono della strategia di contenimento avrebbe provocato fino a due milioni di morti. Tali affermazioni derivano da modelli statistici indiretti e non da dati demografici completi. Studi epidemiologici pubblicati su riviste accademiche indicano che le stime di mortalità in eccesso variano ampiamente, da circa 700.000 a 1,8 milioni di morti, a seconda dei metodi utilizzati. Questa grande variabilità dimostra che si tratta di ipotesi modellistiche, non di cifre definitive. Alcuni studi citati nei media si basano su metodi indiretti come l’analisi dei necrologi di élite politiche o accademiche. Dal punto di vista statistico questo approccio presenta diversi problemi, facendo affidamento su campioni non rappresentativi della popolazione generale, su bias demografici, poiché le élite sono mediamente più anziane, e su estrapolazioni speculative su una popolazione di oltre 1,4 miliardi di persone. Per questo motivo molti epidemiologi considerano tali modelli strumenti esplorativi, non prove definitive.

 

Di conseguenza, per comprendere davvero la gestione cinese della pandemia, è necessario considerare l’intero periodo 2020-2023. La strategia di contenimento nota come “Zero Covid”, basata su lockdown mirati, tracciamento dei contatti e test di massa, permise alla Cina di evitare grandi ondate epidemiche durante le fasi più letali della pandemia. Tuttavia, quando la variante Omicron, caratterizzata da elevata trasmissibilità ma minore letalità, divenne dominante, il paese affrontò una grande ondata di infezioni dopo l’allentamento delle restrizioni. Un processo simile era già avvenuto in molti altri paesi che avevano riaperto prima. In sostanza, Pechino subì con ritardo un fenomeno che altrove era già avvenuto in precedenza, ma riuscendo pure a contenere il più possibile i danni. Fonti ufficiali ed imparziali come quelle disponibili sul portale dell'OMS possono essere, in tal senso, di grande aiuto.

 

La diffusione di narrazioni sensazionalistiche sulla pandemia è stata alimentata da una convergenza tra attivismo ideologico, comunità complottiste online e rivalità geopolitiche tra grandi potenze. Movimenti complottisti come QAnon o gruppi pseudo-spirituali come AllatRa hanno amplificato contenuti che mescolano critica politica, negazionismo scientifico e teorie apocalittiche. Questo ecosistema informativo contribuisce a trasformare questioni scientifiche complesse in narrazioni polarizzate e ideologiche. La pandemia di COVID-19 ha mostrato quanto sia fragile l’equilibrio tra informazione scientifica e narrazione ideologica. Le discussioni sulla gestione della crisi in Cina, comprese le stime sulla mortalità dopo la fine dello “Zero COVID”, sono spesso inserite in un contesto di competizione geopolitica e amplificate da comunità complottiste che rifiutano il consenso scientifico. Comprendere questi fenomeni richiede quindi non solo un’analisi epidemiologica, ma anche uno studio delle dinamiche sociologiche e digitali della disinformazione contemporanea. Non ultimo, delle dinamiche settarie: perché, come vediamo da numerosi casi, tali sono.

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