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Sette religiose e prelievi di organi, da Bruxelles l'ennesima strumentalizzazione politica

29-04-2026 11:00

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Sette religiose e prelievi di organi, da Bruxelles l'ennesima strumentalizzazione politica

Il 21 aprile 2026 si è svolta al Parlamento europeo di Bruxelles una conferenza dedicata al tema del presunto “prelievo forzato di organi in Cina”, pr

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Il 21 aprile 2026 il Parlamento Europeo di Bruxelles ha ospitato una conferenza sul tema del presunto “prelievo forzato di organi in Cina”, promossa dall’eurodeputata tedesca Christine Anderson. Epoch Times, giornale del Falun Gong, ha dato una copertura piuttosto enfatica dell'evento, presentandolo come denuncia documentata di un inquietante sistema d'espianti forzati attuato da Pechino. Tuttavia, un’analisi critica delle fonti, del ruolo e della biografia delle figure presenti e degli argomenti esposti ha prontamente esposto, dietro tanto professata attenzione per l'etica medica, non poche incongruenze e segnali di strumentalizzazione politica. 

 

Poche le testate giornalistiche che hanno coperto l'evento, di solito gravitanti intorno alla destra europea più populista e sovranista: del resto, anche la stessa Anderson è una deputata eletta nelle file di AfD (Alternative für Deutschland). Nel caso delle altre, cominciando da quelle istituzionali, non s'è andati oltre il semplice dovere di cronaca, ed è cosa più che comprensibile: scendere nei dettagli non sarebbe stato tanto conforme alla loro stessa etichetta, e per giunta le avrebbe associate ad una linea polemista che saggiamente preferiscono invece evitare. Di conseguenza, ad unirsi alla becera grancassa della stampa populista e sovranista sono stati altri media, primi tra tutti quelli vicini al Falun Gong e agli ambienti dei cosiddetti “pro-sette” o “amici delle sette": pochi ed ancor meno rivelanti. 

 

Epoch Times, sotto questo aspetto, è l'esempio più calzante: discretamente diffuso in alcuni paesi europei come, prima tra tutte, proprio la Germania, negli anni è anche diventato un foglio di stampo sempre più sovranista e populista, solito diffondere fake news a ripetizione per cercare di guadagnarsi un po' di visibilità. Mal che vada, se un indomani il Falun Gong da cui dipende dovesse sparire, potrebbe pur sempre guadagnarsi da vivere come copia mal riuscita di altri più celebri fogli polemisti, noti per quella loro roboante linea editoriale: sebbene pure quest'ultima, con la politica che la nutre, sia destinata a sua volta a non avere lunga e fortunata vita dinanzi a sé. C'è di che scommetterlo. Ad ogni modo, parlando per prima di "prelievo forzato di organi dai prigionieri di coscienza" Epoch Times non fa altro che veicolare nel web e nel dibattito pubblico le infondate accuse del suo editore, il Falun Gong, svolgendo rispetto alla conferenza del 21 aprile un compito non d'informazione indipendente, ma di “patrocinio”.

 

Come in parte anticipato, non è soltanto il modo con cui la conferenza è stata presentata ed accompagnata a sollevare dei dubbi, ma anche la sua composizione, con attori non certo nuovi a campagne contro Pechino a suon di fake news: Christine Anderson in questo senso è soltanto una delle tante, in buona compagnia insieme ad altri esponenti di tutta l'UE, italiani compresi. Con membri di organizzazioni anti-Pechino, attivisti legati al Falun Gong ed esponenti politici a loro volta dalla linea alquanto sinofoba, è piuttosto difficile attendersi un evento in grado di offrire ricerche e indagini internazionali indipendenti, con uno squilibrio argomentativo che in assenza di contraddittorio porta a seri dubbi di ordine metodologico. Non vi erano, ad esempio, specialisti del sistema sanitario cinese, rappresentanti di istituzioni mediche internazionali o, ancora, ricercatori indipendenti svincolati da campagne politiche; e c'è da dubitare che gli organizzatori si siano sforzati nel cercarli o nel tentare d'invitarli. Semplicemente non l'hanno fatto, per una loro deliberata e pregressa intenzione, giacché le obiezioni di quei “guastafeste” avrebbero altrimenti potuto compromettere il messaggio che, con la loro conferenza, intendevano trasmettere alle istitutizioni politiche europee, e così pure il loro obiettivo di legittimarsi in tali sedi.

 

Così, durante la conferenza sono state presentate alcune cifre piuttosto sensazionalistiche: ad esempio che il sistema dei trapianti cinese sia “1100 volte più efficiente” rispetto a quello occidentale, con un business da 9000 miliardi di dollari legato al prelievo e al traffico di organi. Dati del genere, se veri, apparterrebbero più ad un'organizzazione criminale che ad uno Stato sovrano, vincolato da precisi standard etici fissati da organizzazioni internazionali come l'OMS che, come si può facilmente immaginare, quel 21 aprile non ha visto nessun suo rappresentante invitato all'evento. La mancanza di pubblicazioni scientifiche a revisione paritaria, conditio sine qua non per classificarle come tali, di dati verificabili e di metodologie statistiche trasparenti ha così inevitabilmente gettato fin da subito il marchio della diffamazione e della millanteria sugli organizzatori. Tra l'altro, un'industria da 9000 miliardi di dollari supererebbe l'intero mercato globale dei trapianti oltre a molti settori della sanità mondiale: numeri più consoni alla propaganda che ad una qualsivoglia ricerca. Da dati del Quotidiano Sanità, il giro d'affari mondiale relativo al traffico di organi ammonta infatti a circa 1,2-1,5 miliardi di dollari l'anno, con fonti più aggiornate che indicano punte fino a 1,7 miliardi: ben lontani, per quanto ingenti, dai 9000 miliardi dichiarati, vale a dire 9 trilioni!

 

I relatori hanno cercato di ovviare alla loro mancanza di basi certe con prove indirette, come testimonianze, dati sui trapianti, anomalie statistiche, brevità dei tempi di attesa e crescita delle infrastrutture sanitarie, senza che in ogni caso nessuna potesse costituire una prova diretta. Sono invece deduzioni indirette, basate su correlazioni ed interpretazioni spesso fin troppo forzate. Ad esempio, i tempi di attesa più brevi dipendono da un sistema di allocazione diverso, l'aumento delle strutture ospedaliere da una rapida modernizzazione del sistema sanitario cinese, come da ultimi piani quinquennali, e infine le testimonianze personali e non verificate si riducono ad “imbeccate” interessate, lungi dal divenire evidenze sistemiche. Per finire, poi, molte di queste accuse giungono da rapporti o tribunali informali creati da attivisti del Falun Gong, e non da corti internazionali riconosciute o da indagini ufficiali e multilaterali. DAFOH e China Tribunal sono esempi ormai celebri. 

 

Tali accuse hanno insomma una lunga storia e, per incrementare il loro successo, non si sono limitate a parlare soltanto di espianti forzati di organi da “prigionieri di coscienza” del Falun Gong, ma anche da "cristiani, tibetani e uiguri detenuti nei campi di lavoro in Cina". Allargando la portata della propaganda anche ad altre comunità etniche e religiose, il Falun Gong e le sue entità come Epoch Times, China Tribunal e DAFOH possono così chiamare a raccolta un pubblico più vasto, invitandolo a far fronte comune. Le prime accuse, finite nel tempo per estendersi anche ad altre comunità, hanno avuto origine intorno al 2006, quando alcune organizzazioni legate alla setta parlarono di espianti forzati sui praticanti del Falun Gong nella clinica di Sujiatun, nella città di Shenyang. Ma tutte le indagini diplomatiche avviate da diversi paesi non trovarono prove concrete della struttura descritta, mentre nessuna organizzazione internazionale indipendente riuscì a confermarne l'esistenza. Tuttavia quella “diceria” ebbe ugualmente un certo successo su un pubblico più disinformato e prevenuto nei confronti di Pechino, serbatoio politico ed elettorale ideale per chi l'aveva creata.

 

Sempre nello stesso anno l'ex segretario di Stato canadese David Kilgour e l'avvocato per i diritti umani David Matas pubblicarono un rapporto sulle accuse, noto come “rapporto Kilgour-Matas”, che ribadiva l'esistenza in Cina di un vero e proprio ecosistema organizzativo per l'espianto di organi da prigionieri di coscienza del Falun Gong. Tuttavia, lo stesso rapporto riconosceva di non aver prove dirette e di basarsi su interferenze e deduzioni: le sue fonti erano infatti testimonianze anonime, registrazioni telefoniche controverse e analisi statistiche interpretate arbitrariamente. Numerosi studiosi lo stroncarono immediatamente, adducendo che quelle “prove” non raggiungevano gli standard probatori propri delle indagini giudiziarie e scientifiche.

 

Come già accennato, un ruolo importante centrale nella diffusione di questa narrativa è stato poi svolto dalla rete mediatica costruita dopo l'espulsione del Falun Gong dalla Cina, ovvero da Epoch Times oltre che dalla web-TV New Tang Dynasty Television. Il loro lavoro nel veicolare le accuse, promuovere le campagne internazionali di sensibilizzazione ed organizzare le conferenze e le iniziative politiche è stato di vero e proprio patrocinio, “pubbliredazionale”. Ha evidentemente funzionato, se pensiamo che già pochi anni dopo, nel 2019, l'avvocato britannico Geoffrey Nice ha istituito il già nominato China Tribunal, con una fitta produzione di sentenze che parlavano di prelievi forzati su larga scala condotti dal governo di Pechino: ma anche in questo caso numerosi critici hanno evidenziato l'inufficialità del tribunale, non riconosciuto da alcun organismo internazionale, la selezione di testimoni legati a reti di attivisti in area Falun Gong, e la mancanza di rappresentanti istituzionali cinesi e di esperti chiamati ad un contraddittorio. Il China Tribunal, di conseguenza, non adempiva ad alcun criterio di imparzialità e contraddittorio propri delle istituzioni giudiziarie internazionali.

 

Negli ultimi anni la questione del traffico di organi è diventata un altro tassello delle, per la verità non molto fortunate, campagne sui diritti umani usate da molte organizzazioni e governi occidentali ai fini della denigrazione politica di Pechino. Cavalcando queste accuse si giustificano così agli occhi dell'opinione pubblica occidentale sanzioni contro Pechino o sue particolari entità politiche ed economiche; campagne politiche anticinesi; e un'aura di credibilità, se non di “santità politica”, per uno stuolo di oppositori altrimenti difficilmente presentabili con la loro reale biografia. La linea politica dei movimenti coinvolti nella conferenza del 21 aprile, non a caso, è di natura spesso piuttosto sinofoba, russofoba od islamofoba, a seconda di quali siano gli ordini ricevuti dalla regia, che siede oltreoceano. Tanto è lo zelo di tali movimenti politici e delle associazioni che ricevono la loro ospitalità nell'inventarsi false accuse contro Pechino, da portarli ad ignorare o meglio nascondere i reali traffici di organi che intanto avvengono proprio ai confini dell'UE, in quel Kosovo che ne è un protettorato, o ancora da parte di un alleato da costoro osannato e giammai criticato come Israele su prigionieri e vittime palestinesi. 

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