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Falun Gong: aprile dolce dormire, a maggio si raschia il barile

24-05-2026 17:36

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Falun Gong: aprile dolce dormire, a maggio si raschia il barile

“Aprile dolce dormire”, recita un vecchio detto che a quanto pare per il Falun Gong e soprattutto i suoi membri italiani calza a pennello; ma, come be

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“Aprile dolce dormire”, recita un vecchio detto che a quanto pare per il Falun Gong e soprattutto i suoi membri italiani calza a pennello; ma, come ben sappiamo, anche maggio per costoro non è poi tanto differente, e a dir la verità neanche tutto il resto dell'anno. Li conosciamo, ormai, gli adepti del Falun Gong in Italia: è quella “bella gente” che socialmente parlando se ne sta piuttosto bene e non ha tanta voglia d'ammazzarsi di lavoro. Nulla di male sin qui, se non fosse che i vertici del movimento, notoriamente piuttosto esigenti, attendono risultati che di anno in anno non si raggiungono mai. E' allora che tocca inventarsi qualcosa, un po' di “fumo negli occhi”, con cui cavarsela e far bella figura con loro. Tanto più in occasione di giornate importanti come ad esempio quella del 13 maggio, il World Falun Dafa Day, ovvero il compleanno del fondatore della setta, Li Hongzhi. 

 

Per quanto gli adepti del movimento a questa ricorrenza tengano particolarmente (né potrebbe esser altrimenti, data la loro sentita devozione al Dafa), resta comunque il problema di dover ogni volta riuscire, magari con una serie d'iniziative mediaticamente ben curate, a trasmettere ai vertici a New York un'idea dello stato di salute generale del Falun Gong in Italia sensibilmente superiore alla sua effettiva realtà. Come abbiamo più volte raccontato, infatti, il livello appare poco sopra il comatoso, se non proprio tale, col gruppo scissosi nel tempo in piccole entità a diffusione regionale o cittadina, e separate se non addirittura in lotta tra loro per guadagnarsi quantomeno un primato “morale”. I vertici, sparsi nel territorio nazionale, appaiono teste separate di una realtà fattasi nel frattempo sempre più nebulosa, destrutturata. In sostanza, più che di un Falun Gong come entità unica e monolitica, dovremmo più correttamente parlare di tanti piccoli Falun Gong, spesso composti anche da singoli individui che rappresentano solo se stessi. 

 

Ciò porta ad iniziative in autonomia, non coordinate o consultate con gli altri sottogruppi italiani, ma che messe insieme possono talvolta dare l'idea di un unico movimento capace di condurre sul territorio nazionale più eventi pressoché in contemporanea, soprattutto se poi unitamente riportati sui vari canali e media del Falun Gong italiano, come ad esempio Minghui, The Epoch Times o varie pagine social. Ma può pure portare, sempre per il medesimo meccanismo di una mancata coordinazione nel tempo, a poche o persino nessuna iniziativa, magari proprio in occasione di ricorrenze e momenti importanti. Ancor più se pensiamo che quella mancata coordinazione tra membri e sottogruppi riguarda persone, come già detto, d'animo piuttosto pigro o comunque non proprio dedito a farsi in quattro, neppure per quella che dovrebbe essere una loro “ragione di vita”. E' senz'altro per questa ragione che, a distanza ormai di decenni, la resa del movimento in Italia appare poco più assente, non con una progressiva crescita come nel caso di altri gruppi settari, ma al contrario con un costante declino nascosto dietro ad azioni soprattutto “cosmetiche”.

 

Così, non tanto diversamente da com'era andata per il 25 aprile, anche per la data del 13 maggio i vari sottogruppi italiani riunibili nella comune matrice (o nebulosa) del Falun Gong non sembrano aver dato il meglio di sé, per quanto mossi dalla consapevolezza che il tempo stringa e le azioni cosmetiche non persuadano ormai più di tanto gli esigenti vertici di New York. Le loro testate principali, come Minghui, riportano con una pomposità ovviamente legata al bisogno di massimizzare gli effetti degli sforzi sul campo, pochi sit-in tenuti dai membri del Falun Gong nelle città italiane, soprattutto al Nord. Anche quegli articoli sono tutti usciti piuttosto tardivamente, circa una settimana dopo quei presidi: altro segno di una pigrizia che i praticanti faticano a scrollarsi di dosso. A Milano, ad esempio, si sono riuniti il 3 maggio in Piazza XXV Aprile, circa otto persone compreso il fotografo; mentre a Padova, il 16 maggio, un altro loro banchetto non ha visto più di quattro adepti, sempre contando il fotografo. 

 

Un po' più nutrito, invece, il gruppo concentratosi a Bologna, il 10 maggio, con un articolo uscito tuttavia ben due settimane: cinquanta secondo gli autori, anche se le foto presentano tagli ed inquadrature piuttosto ingannevoli, ma in ogni caso non tali da trasmettere una simile “imponenza”. Si parla di praticanti giunti da tutta Italia, che evidentemente almeno stavolta dovevano fornire un risultato mediaticamente più convincente del solito; ma d'altra parte avevamo già detto, ben più di un anno fa, che l'intero Falun Gong italiano non ammonta a più di quaranta persone in tutto. Quanto al gruppo di Roma, quello che in teoria dovrebbe essere il vertice della setta, le poche notizie si limitano ad una modesta cartolina augurale, inviata al Maestro Li Hongzhi, e sempre cerimoniosamente pubblicata in un altro articolo uscito in questi giorni. 

 

Ad aprile, il movimento era parso decisamente più attivo, cercando nelle giornate intorno al 25 aprile di guadagnarsi una maggiore presenza. Anche il sottogruppo della Val d'Arno, il più folto ed attivo, in questo periodo è parso assente sotto il profilo della World Falun Dafa Day; ma in ogni caso con la giustificazione d'aver tenuto, sempre in quei giorni, una mostra d'arte dedicata ai quadri dei pittori del Falun Gong (The Art of Zhen Shan Ren), per l'esattezza a Bucine, in provincia di Arezzo, dove vive una parte dei suoi membri. L'iniziativa, partecipata dalla visita d'alcuni amministratori locali, s'inseriva comunque nella locale Fiera delle Regioni, classico evento primaverile connotato da numerose attività, tra cibo, arti, mestieri che si sono intuibilmente presi la parte del leone per quanto riguarda l'interesse di cittadini e visitatori. In generale, la World Falun Dafa Day in Italia ha confermato il quadro di un movimento ben lontano da quel grado di coordinamento ed unità che di norma un profano s'attenderebbe, diviso in piccole entità territoriali dedite ad una presenza che, per quanto mediaticamente pompata, resta spesso fugace ed improvvisata.

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