
Se nel 1891 Papa Leone XIII firmava la Rerum Novarum per rispondere al trauma della Rivoluzione Industriale e alla sottomissione dell'uomo alla macchina e al capitale, oggi Papa Leone XIV si trova a dover codificare una svolta antropologica persino più radicale. La nuova enciclica, Magnifica Humanitas, s'inserisce proprio in questo solco: non più solo un documento teologico, ma un vero e proprio manifesto geopolitico e filosofico che affronta la "questione digitale" come la nuova grande questione sociale della nostra epoca. Al centro del documento vi è un netto atto d'accusa contro la militarizzazione dell'Intelligenza Artificiale (IA), un tema che smette di essere teorico per farsi tragica realtà sul campo di battaglia nel conflitto contro l'Iran. Nel farlo, il Pontefice compie un gesto diplomatico eclatante, citando e lodando esplicitamente realtà tecnologiche come Anthropic e il suo modello Claude per essersi rifiutate di piegare l'algoritmo alle logiche del Pentagono. Una mossa che ha aperto una nuova, profonda spaccatura nei rapporti tra la Santa Sede e l'Amministrazione USA.
Esiste una precisa continuità metodologica e dottrinale tra Leone XIII e Leone XIV. In primo luogo, l'alienazione del lavoratore e del militare: se la Rerum Novarum difendeva la dignità del lavoratore schiacciato dai ritmi della fabbrica, la nuova enciclica si spinge a difendere l'essenza stessa del libero arbitrio umano. Leone XIV introduce il concetto di “alienazione algoritmica”, parlando di come l'automazione dei processi decisionali stia privando l'uomo della responsabilità morale, sia nel lavoro che, tragicamente, nella guerra. In secondo luogo, la proprietà e il cosiddetto "Bene Comune": Leone XIII cercò una terza via tra capitalismo sfrenato e socialismo, mentre oggi Leone XIV applica lo stesso principio ai dati e ai supercomputer, definendo i modelli di IA avanzati come “infrastrutture morali dell'umanità”. Secondo il Papa, non possono essere lasciati né al monopolio di un cartello tecno-capitalista sottomesso agli apparati bellici, né al controllo totalitario degli Stati. Nella tesi centrale del Pontefice, la tecnica deve rimanere sotto il controllo della coscienza umana; altrimenti l'automazione della morte diventa il punto di non ritorno.
Il contesto geopolitico in cui cade l'enciclica è quello drammatico dell'odierna guerra in Iran, un conflitto che gli analisti già definiscono come il primo vero laboratorio d'uso di massa dell'IA predittiva e dei sistemi d'arma autonomi su scala strategica. Nel teatro mediorientale, l'IA non viene infatti usata solo per guidare i droni, come già visto in passato, ma anche per compiti ben più pervasivi: algoritmi che incrociano dati satellitari, intercettazioni e movimenti sul terreno assicurano ad esempio un “targeting predittivo”, per generare liste di bersagli a una velocità superiore a qualsiasi capacità di analisi umana; mentre modelli generativi utilizzati per destabilizzare i comandi nemici e manipolare l'opinione pubblica regionale consentono d'implementare a nuovi e più formidabili livelli la guerra cibernetica e la disinformazione in tempo reale. Leone XIV interviene duramente su questo punto, parlando del pericolo di una “guerra senza pentimento”, dove la distanza fisica e morale tra chi decide (un software) e chi muore elimina il senso della colpa e il freno dell'empatia.
Il passaggio più commentato e politicamente pesante dell'enciclica è il plauso esplicito che il Papa riserva ad Anthropic e al suo modello Claude: “Esprimiamo profondo apprezzamento per quegli scienziati e innovatori che, mossi da un'autentica rettitudine morale, hanno anteposto la custodia della vita umana al profitto e alla complicità bellica, rifiutando di porre l'ingegno dell'algoritmo al servizio delle centrali del conflitto". Il riferimento alla fermezza dell'azienda nel non stringere accordi di cooperazione militare con il Pentagono per l'ottimizzazione di sistemi offensivi diventa, nel testo papale, un esempio di “obiezione di coscienza tecnologica”. Leone XIV eleva questa scelta a modello per l'intera comunità scientifica globale, dimostrando che la Silicon Valley non è un monolite e che è possibile una via etica (una Constitutional AI) che metta dei paletti invalicabili allo sviluppo tecnologico.
Questa presa di posizione ha innescato una crisi diplomatica sotterranea ma evidentissima con Washington. L'odierna Amministrazione USA, fortemente impegnata nel sostegno logistico e tecnologico alle operazioni belliche e convinta che la supremazia nell'IA sia il fattore decisivo per la sicurezza nazionale e l'egemonia globale (si pensi ad esempio al recente manifesto di Palantir, a cui dedicheremo in futuro una più approfondita analisi) ha accolto l'enciclica con freddezza, se non con irritazione. I punti di attrito politico sono davvero molteplici: la Santa Sede chiede una moratoria militare, auspicando un trattato internazionale per il bando totale delle armi autonome (LAWS), mentre Washington punta a sostenere un “uso responsabile” rifiutando al contempo vincoli che limitino il suo vantaggio teorico sugli avversari, Cina per prima. Non solo: la Santa Sede elogia le aziende come Anthropic che compiono una “obiezione di coscienza tecnologica”, lodando gli Amministratori Delegati che compiono la “obiezione di coscienza tecnologica” rifiutando i contratti con la Difesa, mentre al contrario Washington preme sulle aziende nazionali affinché collaborino patriotticamente alla sicurezza nazionale. Infine, la Santa Sede caldeggia l'apertura di canali diplomatici per il cessate il fuoco e la de-escalation secondo i principi del diritto internazionale, mentre Washington al contrario punta su una strategia di massima pressione militare e tecnologica per neutralizzare le reti del paese nemico. In tutto ciò, l'elogio del Papa ad una specifica azienda americana "ribelle" viene visto a Washington come un'indebita interferenza della Santa Sede nelle dinamiche industriali e di sicurezza interna americane. Per la Santa Sede, invece, è l'esercizio della sua missione universale: impedire che l'umanità deleghi il proprio destino a una macchina.
La nuova enciclica sembra così indicare quanto diverse siano le visioni propugnate da “oltretevere” e da “oltreoceano”. I manifesti valoriali dell'una e dell'altra parte, l'enciclica di Papa Leone XIV e il manifesto di Palantir, indicano davvero due visioni destinate a farsi sempre più contrapposte. Senz'altro, con questa enciclica, Papa Leone XIV si conferma un Pontefice profondamente calato nella complessità del XXI Secolo: proprio come il suo predecessore Leone XIII comprese che l'industrializzazione stava ridefinendo i rapporti di forza nel mondo e la vita dei più deboli, così pure oggi Leone XIV comprende che la transizione verso l'era dell'IA determinerà chi rimarrà padrone della propria umanità e chi diventerà un semplice dato statistico in un teatro di guerra. Sul solco storico di una sua bimillenaria teologia, la Chiesa si pone così oggi a baluardo dell'umano contro la totale matematizzazione dell'esistenza, anche a costo di sfidare apertamente la superpotenza americana e i suoi apparati militari. In conclusione, una gestione comune e responsabile, secondo principi unanimemente sentiti e condivisi come pure auspicato da molti governi al mondo (si pensi, ad esempio, a quanto più volte auspicato da Pechino, con cui non a caso fin dal 2018 la Santa Sede ha intessuto un positivo dialogo), appare sempre più oggi la chiave con cui prevenire pericolose derive tecnologiche e tecnocratiche future.