ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Resterai informato su tutti i nostri aggiornamenti

OSSERVATORIO SETTE


facebook

LEGGI LE ULTIME NOTIZIE


OSSERVATORIO SETTE

Dopo la dissoluzione della Chiesa dell’Unificazione in Giappone: dura lex sed lex, ma non a tutti piace

10-06-2026 18:00

OS

News,

Dopo la dissoluzione della Chiesa dell’Unificazione in Giappone: dura lex sed lex, ma non a tutti piace

Come ormai ampiamente noto, nel marzo del 2025 un tribunale di Tokyo ha ordinato la dissoluzione della branca giapponese della Chiesa dell'Unificazion

sun-myung-moon-en-zijn-vrouw-han.webp

Come ormai ampiamente noto, nel marzo del 2025 un tribunale di Tokyo ha ordinato la dissoluzione della branca giapponese della Chiesa dell'Unificazione (CDU), fondata negli Anni ‘50 dal Reverendo Sun Myung Moon e giunta in Italia alla ribalta anni fa, in occasione del controverso matrimonio dell’allora famoso Arcivescovo Emmanuel Milingo con una delle sue adepte. Spesso, la CDU è nota anche come Family Federation for World Peace and Unification, o col più sbrigativo appellativo di Moonies. La decisione del tribunale di Tokyo è stata poi confermata quest'anno anche in appello, chiudendo così definitivamente il dibattito intorno alla sua liceità ad esistere e continuare ad operare nel Paese. L'ordine di liquidarne i beni e la revoca dei privilegi fiscali propri di un movimento religioso pone infatti seri ostacoli al suo futuro in Giappone, limitandone fortemente le attività. Si tratta sostanzialmente di un precedente inaudito per la storia giapponese, che potrebbe in futuro aprire le porte ad analoghi provvedimenti nei confronti di altri movimenti religiosi di natura controversa.

 

Dire che le misure adottate dalla magistratura giapponese, per quanto drastiche, fossero comunque obbligate è il minimo: contrariamente alla narrazione di certi ambienti della politica, della cultura e dell'attivismo in salsa pseudo-umanitaria (i diritti umani, e in particolare la libertà religiosa, sono spesso usati da queste realtà e personalità come maschera dietro cui nascondersi per perorare, intanto, cause indifendibili), la CDU non ha certo brillato negli anni per lo specchiato trattamento riservato ai suoi membri, o ancora per i rapporti col fisco. L’indagine del Ministero dell’Educazione, Cultura, Sport, Scienza e Tecnologia giapponese ha infatti raccolto migliaia di documenti e interviste con oltre 170 persone, rivelando pratiche manipolative di reclutamento e raccolta fondi vecchie di decenni. La setta, giacché tale è, ha indotto fedeli gli adepti, spesso in condizioni di vulnerabilità emotiva, a donazioni enormi, all'acquisto di “merci spirituali” (amuleti, urne, oggetti di lusso venduti a prezzi esorbitanti) e a cedere beni di famiglia, con la promessa di cancellare così un loro presunto “karma ancestrale negativo”. Queste “vendite spirituali”, come sono state definite, hanno prodotto bancarotte familiari, suicidi, rotture relazionali e danni psicologici profondi, come sovente avviene anche con altri movimenti settari: del resto, sono proprio questi elementi ad accomunarli dando loro la natura di “culti distruttivi”, e la CDU non fa di certo eccezione.

 

Secondo il Network Nazionale degli Avvocati contro le Vendite Spirituali, dal 1987 vi sono stati in Giappone decine di migliaia di casi, col recupero di centinaia di milioni di dollari. Solo per i casi più recenti, legati alla dissoluzione della CDU, sono venuti alla luce oltre 20 miliardi di yen, corrispondenti all'incirca a 130 milioni di dollari, estorti ad oltre 1500 vittime. La CDU ha in parte riconosciuto gli “errori”, comunque minimizzandoli ed avviando dal 2009 riforme soprattutto cosmetiche, e che infatti non sono bastate a scongiurare né le “vendite spirituali” né, tantomeno, l'extrema ratio adottata infine dalle autorità giapponesi, ovvero il processo di dissoluzione. Tant'è che il tribunale ha riconosciuto che i problemi erano “estesi e continui”, con la CDU di fatto incapace (e non seriamente intenzionata) a riformarsi. 

 

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, tuttavia, è stato l'assassinio dell'ex premier liberaldemocratico Shinzo Abe nel 2022. Quell'evento tanto eclatante ha infatti gettato nuovamente luce sulla CDU, facendone emergere i contorni più inquietanti. L'attentatore, Tetsuya Yamagami, covava infatti un risentimento politico e personale contro l'ex premier, di cui accusava i legami con la setta: sua madre aveva donato ingenti somme alla CDU, portando la famiglia in rovina. Le indagini hanno poi rivelato rapporti stretti tra la CDU e il Partito Liberal Democratico (LPD), di cui Abe era stato tra i massimi esponenti: in cambio di protezione, la setta assicurava favori elettorali, in virtù anche del suo forte potere a livello mediatico (oltre al The Washington Times, la CDU controlla pure il giapponese Sekai Nippo, il coreano Segye Ilbo, la United Press International, storica agenzia acquisita nel 2000, oltre a The News World o ancora Noticias del Mundo). Lo scandalo che ne è sorto ha costretto il governo a distaccarsi pubblicamente da queste compromettenti complicità, e a varare apposite leggi per proteggere le vittime da pressioni coercitive come quelle portate avanti dai movimenti settari. 

 

Le misure intraprese dalle autorità giapponesi, per quanto avversate dagli ambienti internazionali a cui in precedenza abbiamo fatto cenno (e la cui contiguità a quello ed altri movimenti non appare, in tale frangente, affatto casuale), sono avvenute nel rispetto della Costituzione, che all'art. 20 garantisce la libertà religiosa in tutto l'Impero del Sol Levante. Si tratta, come spiegato dai legislatori nipponici, di misure stabilite secondo il principio del “pubblico benessere”, con l'ordine di dissoluzione che non rappresenta un divieto di culto o una persecuzione religiosa, ma la perdita di privilegi statali di cui la Chiesa del Reverendo Moon evidentemente non aveva saputo far un uso nel rispetto della legge. Violare sistematicamente i diritti e causare danni sociali giudicati “senza precedenti” dalle autorità nazionali, non indica certamente un serio rispetto di quelle facoltà che in precedenza il movimento aveva ottenuto. Nell'insieme, e non solo nei confronti della CDU, il cui caos ha destato maggiori attenzioni su tutti i gruppi religiosi di fama controversa, le misure adottate da Tokyo limitano le donazioni coatte e forniscono sostegno alle vittime: misure di civiltà, dunque, contro abusi documentati.

 

Abbiamo in più casi fatto riferimento a quegli ambienti che in altre occasioni siamo soliti definire come “pro-sette” o “filo-sette”. Non è certo ignoto il lavoro di certe pubblicazioni, non soltanto online, e dei relativi istituti e realtà di cui sono organi ufficiali o comunque espressione. Basta farsi un giro del web, inserendo le giuste parole chiave in un qualsiasi motore di ricerca, per farsene un'idea. Lo zelo con cui sostengono la loro “causa del cuore”, o persino tutte, purché si tratti di movimenti controversi da descrivere alla stregua di poveri innocenti perseguitati, appare sempre alquanto sospetto. Per carità, siamo in democrazia e la libertà di espressione è cosa sacra, sancita in Costituzione: ma dinanzi a certe difese a spada tratta, sempre condite da una puntuale dose di vittimismo, anche il più sprovveduto dei lettori può nutrire qualche dubbio. 

 

Basti pensare che le azioni delle autorità nipponiche sono state spesso accostate a quelle di paesi bollati da tali ambienti come autoritari e repressivi, come la Cina, la Russia o altri ancora: addirittura con esempi “accomunanti” e diffamanti, e per giunta ormai storicamente smentiti anche nel caso di quegli stessi paesi, dalle purghe ai campi di rieducazione. Si sa com'è: questi ambienti nutrono da sempre una forte russofobia, sinofobia e non di rado anche islamofobia, purché funzionali al dettato politico dei settori politici ed istituzionali per cui parteggiano, quelli dei falchi americani, inglesi ed euroatlantici nel loro insieme. Non a caso spicca sempre nelle loro denunce un certo anticomunismo, il più delle volte davvero caricaturale, “da operetta”, tanto da portarli a proiettare una visione del comunismo da destra americana su chiunque, semplicemente, guardi con diffidenza a qualche movimento settario o assuma normali provvedimenti nel rispetto della propria Carta Costituzionale. 

 

Anche l'anticomunismo altrettanto caricaturale della stessa CDU, a sua volta espressione sempre di quegli stessi settori dei falchi euroatlantici d'Oltreoceano ed Oltremanica, non appare qui più di tanto casuale, e men che meno diverso da quello dei suoi strenui “difensori d'ufficio”. Insomma, dietro tutto quest'attivismo vi è soprattutto tanta, ma davvero tanta politica.

Al servizio della vera e libera informazione: ovvero ciò che stregoni, santoni, ciarlatani e guru temono di più. Perché quelle che dicono e che fanno dire ai loro seguaci sono soltanto balle.

Per maggiori informazioni:

info@osservatoriosette.com

Cookie Policy | Privacy Policy

Create Website with flazio.com | Free and Easy Website Builder