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Corea del Sud, ma non solo. La Chiesa dell'Unificazione e la ''libertà religiosa''

20-06-2026 18:00

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News,

Corea del Sud, ma non solo. La Chiesa dell'Unificazione e la ''libertà religiosa''

Come visto di recente, se in Giappone le autorità hanno finalmente agito con fermezza contro la branca locale della Chiesa dell'Unificazione, in Corea

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Come visto di recente, se in Giappone le autorità hanno finalmente agito con fermezza contro la branca locale della Chiesa dell'Unificazione (CDU), in Corea del Sud la situazione continua invece a rimanere piuttosto preoccupante, tra scandali di corruzione ed influenze politiche persistenti. La necessità che anche Seul adotti misure analoghe a quelle giapponesi è sentita da molti, ma al contempo enormi pure sono le resistenze di coloro che dal rapporto con la CDU hanno sin qui abbondantemente beneficiato per i propri interessi. In Giappone le misure imposte lo scorso marzo dall'Alta Corte (perdita dello status fiscale, liquidazione dei beni e fine dei privilegi giuridici) sono state una risposta proporzionata a decenni di “vendite spirituali”, donazioni coatte, rovina familiare e legami opachi col mondo politico (LDP in particolare). L'assassinio di Shinzo Abe ha agito da catalizzatore, rivelando come la setta avesse drenato risorse dal Giappone verso la Corea del Sud per finanziare le ambizioni dei Moon. Ciò dimostra che un paese democratico può e deve intervenire contro abusi sistematici da parte di un gruppo settario, senza peraltro violare alcuna “libertà religiosa”: quest'ultima, semmai, è spesso usata da malintenzionati per portar avanti ben altri interessi e scopi, e sanzionandoli non si colpisce di certo la fede individuale, ma piuttosto un'organizzazione predatoria.

 

In Corea del Sud la situazione è radicalmente diversa. La CDU è infatti radicata nel tessuto nazionale, disponendo di un potente conglomerato de facto (imprese, media, scuole), organizzando matrimoni di massa e mantenendo legami storici con ambienti politici, sociali e culturali conservatori e anticomunisti. Hak Ja Han Moon, vedova del fondatore e leader attuale, è stata arrestata nel 2025 per accuse di corruzione, tangenti e legami con l’ex presidente Yoon Suk Yeol e la moglie Kim Keon-hee. Raid della polizia negli uffici della Chiesa e indagini su pagamenti illeciti a politici di entrambi gli schieramenti hanno evidenziato l’influenza corrosiva del gruppo. Ma, nonostante questi scandali, non si è arrivati a misure drastiche come la dissoluzione. La setta resta un attore economico e politico rilevante, capace di mobilitare in suo appoggio seguaci e risorse. Le donazioni giapponesi hanno infatti storicamente rappresentato una fonte primaria di finanziamento per le attività coreane, creando un rapporto squilibrato in cui il Giappone fungeva da “mucca da mungere” per espiare anche i peccati storici dell’occupazione. 

 

In effetti, le forze imperiali giapponesi occuparono da ben prima della Seconda Guerra Mondiale non soltanto le odierne due Coree, ma anche molte aree della Cina e del Sud Est Asiatico, rendendosi responsabili d'immani massacri e crimini di guerra che nel Dopoguerra al Tribunale di Tokyo videro condannati solo una parte dei responsabili (la famiglia imperiale, per ragion politica, venne ad esempio risparmiata). Che la CDU abbia sfruttato i sentimenti popolari e il senso di colpa delle sue vittime (o adepti che dir si voglia) per alimentare il mero lucro dei suoi vertici, e non certo per compensare realmente ad orrori rimasti in parte ancora impuniti, oltre che rimossi o dimenticati, la dice lunga sulla sua predacità. Si tratta infatti di un'offesa alla memoria storica, oltretutto creando il pericolo che future richieste di riparazioni giapponesi da parte dei paesi e popoli danneggiati dall'occupazione nella Seconda Guerra Mondiale possano venir associate a ragioni tutt'altro che nobili. 

 

L'inerzia, o complicità, della politica sudcoreana sembra contrastare nettamente con l’azione giapponese. Laddove Tokyo cerca di proteggere i suoi cittadini da una setta qualificatasi come “macchina estrattiva”, Seul sembra ancora intrappolata in dinamiche di potere ed ambiguità ideologiche tese a favorire un movimento pur sempre nato all'interno dei suoi patri confini. Certo, le indagini avviate dallo scorso anno potrebbero anche cambiare le cose, e come già abbiamo raccontato in passato qualche segnale in effetti si nota pure; ma sin qui la setta sembra aver goduto di un trattamento più benigno, con tutto che la sua natura non proprio innocua sia ormai stata ampiamente acclarata. E' un sistema gerarchico con pretese messianiche (i Moon come la “Vera Famiglia”), tecniche di controllo psicologico, sfruttamento finanziario sistematico e ambizioni politiche transnazionali. In Giappone ha fatto sparire capitali e distrutto famiglie, in Corea ha corrotto la politica e accumulato potere economico, e pure in altri paesi non è stato tanto diverso. Negli Stati Uniti esponenti politici e giornalisti mettevano in guardia dal movimento già negli Anni ‘70, coi giovani moonies (i seguaci) addirittura costretti ad elemosinare nelle strade per arricchire l’avidità dei loro vertici. Tuttora, là, la CDU è forte e potente, con politici, attivisti e giornalisti compiacenti dalla propria parte, benché fortunatamente non manchino pure coloro che vi si oppongono, voci in ogni caso minoritarie. In Cina, dove entrò grazie alle politiche di riforma ed apertura degli Anni ‘80, divenne ben presto un gruppo tanto nocivo da venir infine messo all’indice, pur continuando a mantenere reti sotterranee e clandestine. 

 

Anche in Europa il gruppo vanta le sue presenze, con un pur modesto repertorio di casi giudiziari relativi soprattutto alla Germania e al Regno Unito, oltre alla Francia che in tempi recenti l'ha inserita nell'elenco delle realtà pericolose (il Rapporto Gest-Lesages dell'Assemblea Nazionale) e la monitora attraverso la sua missione governativa di vigilanza contro le derive settarie, MIVILUDES. Come già riscontrato anche in altri casi, in generale l'atteggiamento delle autorità europee sembra sempre piuttosto tardivo e bonario nei confronti di gruppi che potrebbero dar luogo a situazioni “critiche”. A dare una pur parziale spiegazione a tale atteggiamento, il forte attivismo di certi ambienti culturali ed informativi, non privi di sponde nel mondo politico, che solitamente chiamiamo con le sbrigative terminologie di “pro-culti” o “pro-sette”. Di costoro ci siamo più volte occupati, evidenziando come difendere un movimento che manipola i fedeli ed influenza i governi sotto copertura spirituale, come appurato nei casi giapponese e coreano, non sia tutela della libertà, ma complicità (inconsapevole o meno) con l'abuso e i suoi responsabili.

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