Il 27 e 28 giugno scorso il Falun Gong ha tenuto una serie di manifestazioni di eventi nel cuore di Roma, col chiaro intento di non lasciare un impatto limitato ai soli, seppur vasti, perimetri dell'Urbe. Una prova s'è avuta nelle varie pattuglie giunte un po' da tutta Europa, così da poter più facilmente raggiungere un corposo numero finale e, cosa non meno importante, assicurare un'internazionalità all'evento. Il movimento ha, insomma, cercato di muoversi bene, di giocarsi nel modo migliore le carte a disposizione, in vista di una ricorrenza che per i suoi vertici e adepti non deve mai restare inosservata presso l'opinione pubblica occidentale: il 20 luglio 1999, infatti, le autorità cinesi decisero la messa al bando del Falun Gong, dopo i gravi e ripetuti episodi degli anni ed ancor più mesi precedenti, in particolare dal 25 aprile 1999. E' una storia di cui abbiamo più volte parlato: i lettori più curiosi non avranno problemi a trovar di che approfondire tra i tanti articoli pubblicati sin qui. Peraltro, sempre da quegli articoli, noteranno che la scelta di Pechino, a quel tempo, non fu certo presa a cuor leggero, ma onde scongiurare nuovi episodi come quelli già visti, e che dimostravano quanto il Falun Gong costituisse una seria minaccia all'ordine sociale e alla sicurezza nazionale.
Sabato 27 e domenica 28 giugno, di conseguenza, il Falun Gong ha deciso di puntare su Roma per il suo evento di maggior portata in Europa, o almeno così doveva essere dalle previsioni iniziali. I motivi che hanno condotto a scegliere la Città Eterna come principale sede commemorativa a livello europeo si possono spiegare nella necessità di rivitalizzare una “piazza” come quella italiana, come noto piuttosto ostica alle lusinghe del Falun Gong, e di sfuggire al gran caldo di altre capitali europee, come Parigi o Berlino, il cui clima continentale non è certo propizio a grandi assembramenti estivi. Tuttavia anche Roma, in quei giorni, era già abbastanza arroventata; senz'altro al punto da non consigliare una manifestazione pubblica dalle 9.30 alle 14.00 del pomeriggio (quando chi può, avendo libertà, preferisce senz'altro andarsene al mare) del 27 giugno, o peggio ancora una parata dalle 10.00 alle 11.00, seguita da un'altra manifestazione dalle 11.00 alle 13.00. Il primo giorno, la manifestazione s'è tenuta in Piazza Vittorio Emanuele II, mentre il secondo giorno la parata con relativa manifestazione è stata da Piazza Vittorio Emanuele a Via dei Fori Imperiali, con una finale ricerca dell'ombra e del fresco nei giardini di Villa Borghese. Là, almeno, le pelli più sensibili hanno potuto ringraziare.
Da qualche tempo notiamo qualche rinnovata vitalità da parte del Falun Gong che, almeno in Italia, cerca di dare il meglio di sé per risollevare le proprie traballanti sorti. Da tempo notiamo, si può dire “cronometriamo”, il declino di un movimento che nel nostro paese, dopo i primi ed effimeri successi, ha iniziato di anno in anno a perdere quota, ogni volta tentando un nuovo colpo di reni per cercare di risollevarsi un po'. Ed in effetti pare pure piuttosto strano che, con le sue solide basi all'estero, il Falun Gong in Italia non riesca a riprendere un po' del terreno che gli è stato velocemente sottratto da altri gruppi e discipline concorrenti: in fondo, le varie pratiche sia orientali che orientaleggianti (ma per il resto, in questo caso, soprattutto occidentali, seppur sotto mentite spoglie) oggi stanno conoscendo una rinnovata moda. Senz'altro questa raffica di nuovi appuntamenti, mostre, presidi ed esercitazioni in pubblico, che da qualche tempo notiamo, risponde alla necessità di farsi una maggiore popolarità: ma probabilmente il pubblico, oggigiorno, s'è fatto assai più smaliziato di un tempo, e anche gli eventuali o potenziali interessati, avendo la possibilità di reperire informazioni non proprio rassicuranti, preferiscono starsene alla larga. Insomma: malgrado la tanta campagna pubblicitaria, la branca italiana del Falun Gong rimane in sordina, malvista da più di un amante delle pratiche orientali.
E pensare che, al fine di garantire un maggior riscontro presso il pubblico, The Epoch Times, quotidiano ufficiale del Falun Gong, s'era premurato pure di garantire una forte ed ovvia copertura promozionale all'evento, ad esempio con questo articolo uscito quasi dieci giorni prima, mentre i vari praticanti s'erano dati a loro volta parecchio da fare sui social. A render più attraente l'appuntamento (nientemeno!), anche l'annunciata banda Tian Guo (Banda Celeste), altra filiazione del movimento di Li Hongzhi. Ma, malgrado il tanto zelo, nessuno resterà sorpreso nel sapere che ad accogliere i manifestanti fossero tutto sommato ben pochi. La cittadinanza romana, e non è certo l'unica in tal senso, in quegli orari aveva ben altro da fare che assistere a simili eventi; e poi, la Capitale è tanto avvezza a vedere ogni giorno manifestazioni, sfilate e concerti ingombrarle gli spazi migliori, da viverli pure con una certa qual scocciata indifferenza. Tant'è che sia in Piazza Vittorio Emanuele II che in Via dei Fori Imperiali si notavano passare soprattutto turisti che se ne andavano per i fatti loro, infastiditi dal sole che in quelle ore li picchiava parecchio forte in capo, e intenti a “dribblare” i non molti attivisti che si trovavano in mezzo ai piedi. Per giunta, a limitare gli spazi all'ombra, non mancavano nemmeno aree attualmente sotto cantiere, con relative recinzioni e passaggi obbligati. Insomma, non proprio uno spettacolo di epocale successo.
Anche se per l'occasione il Falun Gong è riuscito a mobilitare un discreto numero di persone, con contributi da ogni paese europeo, in una grande città come Roma (in Europa la più estesa e la terza più popolosa tra le capitali) la loro presenza è passata piuttosto inosservata. Non a caso, scarsa è stata pure la copertura mediatica: ad eccezion fatta per The Epoch Times e gli altri portali della setta, e relativi canali social, nessun altro se n'è occupato; solo Il Riformista, quotidiano non proprio di prima diffusione, s'è limitato per “solidarietà” a ripubblicarne un comunicato. Ad unica e parziale gratificazione per il movimento e i suoi adepti, il sostegno di qualche figura del mondo politico ed umanitario; ma bene o male si sa pure chi sono, e nessuno di loro, con tutto rispetto, di là dalle ambizioni è mai parso davvero di primo piano. I grandi eventi del Falun Gong, almeno in Italia, finiscono sempre un po' così: tra l'indifferenza dei più e il supporto di qualche figura “di retrovia”. Il poeta latino Orazio parlava di aurea mediocritas, riferendosi ad un'ideale via di mezzo: ma forse Roma, in questo senso, al Falun Gong non ha portato granché bene.