ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Resterai informato su tutti i nostri aggiornamenti

OSSERVATORIO SETTE


facebook

LEGGI LE ULTIME NOTIZIE


OSSERVATORIO SETTE

Cina ed Europa, differenze e somiglianze negli approcci al mondo religioso

06-07-2026 16:00

OS

News,

Cina ed Europa, differenze e somiglianze negli approcci al mondo religioso

Nell'immaginario collettivo Cina ed Europa rappresentano due modi diversi, persino opposti, d'intendere il rapporto tra Stato e religione, ma in fin d

pxb_3335277_8843a8bb1525aee4cb5e103cbe413ebf.jpg

Nell'immaginario collettivo Cina ed Europa rappresentano due modi diversi, persino opposti, d'intendere il rapporto tra Stato e religione, ma in fin dei conti si tratta soltanto d'una percezione influenzata da una scarsa conoscenza dell'argomento. Infatti la differenza è assai meno netta di quanto spesso affermato, con la Cina che porta avanti una politica di “sinicizzazione” volta ad integrare le fedi nel quadro nazionale e ad evitare che diventino veicoli d'influenza esterna o di frammentazione sociale, e l'Europa che, pur proclamando la libertà religiosa e la neutralità pubblica, conserva in realtà una pluralità di modelli in cui lo Stato continua a regolare, riconoscere e talvolta privilegiare specifiche confessioni. 

 

Nel caso cinese, la religione non è trattata come una sfera separata ed autosufficiente, ma come un elemento dell'intera costruzione politica nel suo complesso. La sinicizzazione, in Occidente tanto avversata e descritta come forma d'autoritarismo governativo, è pertanto solo un processo adattativo delle comunità religiose locali alla cultura, alla lingua simbolica e agli obiettivi strategici della Repubblica Popolare Cinese. Un particolare controllo è dato, in questo caso, alle strutture organizzative e alla circolazione delle idee: ad esempio, parlando del Cristianesimo, non viene soltanto tollerato, ma ricondotto anche entro un perimetro nazionale che ne preservi la presenza e il ruolo sociale, blindandolo da nocive ingerenze geopolitiche esterne. Non diversamente avviene anche per l'Islam, e così via: tutte religioni infatti riconosciute e tutelate dalla Costituzione nazionale.

 

L'Europa, al contrario, non ha un unico “modello religioso” stante la sua suddivisione in più Stati, e così pure si può dire per la stessa UE, priva di un'effettiva regolamentazione comune in tali materie. Di conseguenza, il Vecchio Continente si presenta come un vero e proprio mosaico, dove convivono tra loro sistemi con Chiese nazionali, concordati, modelli di cooperazione, forme di laicità rigidità ed approcci più pluralisti. La ricca letteratura comparata sottolinea infatti quanto sia difficile parlare di una governance religiosa europea unitaria, ed è intuibile che qualora l'UE intraprendesse misure comunitarie in merito si ritroverebbe dinanzi all'ostilità preventiva di molti suoi Stati membro. Così, il linguaggio della “neutralità” europea cela una realtà dove gli Stati continuano ad intervenire nella gestione delle materie religiose attraverso riconoscimenti legali, finanziamenti indiretti, norme urbanistiche, regolamentazioni del velo, insegnamento confessionale e normative sulla presenza religiosa negli spazi pubblici.

 

Forse è proprio che qui si presenta il punto comparativo più interessante, perché delinea come sia la Cina che molti Stati europei condividano il medesimo presupposto: ovvero, che la religione non vada lasciata del tutto al “mercato sociale”, ma incanalata dallo Stato per finalità d'ordine pubblico e coesione nazionale. La differenza sta nel lessico politico con cui ciò avviene: in Europa si parla d'integrazione, sicurezza, laicità o pluralismo, in Cina invece d'armonia, stabilità e sinicizzazione. In entrambi i casi, comunque, lo Stato resta l'arbitro della visibilità religiosa e del suo grado di legittimità nello spazio pubblico. Un esempio esaustivo può essere dato dal caso dell'Islam in Europa: molti Paesi europei hanno cercato di costruire un “Islam nazionale”, ossia una forma di presenza islamica compatibile con la sovranità statale, la sicurezza interna e il modello culturale maggioritario. Questo approccio non è molto distante, sul piano della logica politica, dall'idea cinese di rendere “indigena” una religione d'origine “endogena”, così da renderla più conforme al corpo nazionale. E' una convergenza importante, perché dimostra che anche le democrazie liberali europee tendono ad intervenire nella religione quando assume un'identità transnazionale o identitaria troppo forte e come tale potenzialmente lesiva dell'ordine costituito.

 

In due contesti geograficamente e culturalmente tanto lontani come la Cina e l'Europa, è del tutto naturale che cambino motivazioni, finalità e punti di vista di questioni che, bene o male, appaiono pur sempre comuni. Nella cultura cinese la stabilità e l'armonia sociale sono considerate dei beni politici primari, in cui le religioni sono valutate in base alla loro capacità di contribuire all'ordine collettivo; in quella europea, le varie religioni sono viste come parti di un più ampio pluralismo in continua ridefinizione. La collettività è il cardine della prima, l'individualità della seconda: ma ciò non rende né l'una né l'altra migliore o peggiore, bensì semplicemente differenti ed alternative tra loro. Proprio qui, però, nascono molti dei problemi di comprensione reciproca che conosciamo, e che vedono soprattutto l'Europa e l'Occidente avversare la Cina per il suo approccio alle materie religiose. Ma, in realtà, sono soltanto due civiltà che chiamano ciascuna con nomi diversi le stesse cose.

Al servizio della vera e libera informazione: ovvero ciò che stregoni, santoni, ciarlatani e guru temono di più. Perché quelle che dicono e che fanno dire ai loro seguaci sono soltanto balle.

Per maggiori informazioni:

info@osservatoriosette.com

Cookie Policy | Privacy Policy

Create Website with flazio.com | Free and Easy Website Builder