
Dagli altari alla polvere, in soli pochi giorni: la parabola di Mario Adinolfi ha davvero del curioso. Il 29 giugno, con la manifestazione a Largo Argentina a Roma, il fondatore e leader del “Popolo della Famiglia” sembrava giunto all’apogeo. Ben mille persone radunate per lui e per l’influencer Simone Carabella, nel nome del cattolicesimo più oltranzista e reazionario, nemico di Islam ed immigrati. Il nome dell’evento, “O Capiamo o Moriamo - Difendiamo la fede, la famiglia, l’Italia e il futuro dei nostri figli” non lasciava infatti spazio a dubbi interpretativi, rifacendosi al titolo di un libro pubblicato dallo stesso Adinolfi nel 2017. Secondo Adinolfi, la società occidentale sarebbe in declino a causa del suo distacco dalle radici cristiane, da recuperare il prima possibile: il vuoto di valori favorirebbe infatti fenomeni come pornografia, aborto, eutanasia, denatalità e teoria del gender, oltre all’espansione e all’influenza dell’Islam in Europa, indicato come nemico assoluto.
L’opinione è sostanzialmente condivisa da Carabella, allenatore molto noto per il suo attivismo nei social e soprattutto per frequenti video provocatori contro immigrati e musulmani: celebre, ad esempio, la sua immagine con un panino con la porchetta ad una festa islamica. Insomma, il 29 giugno era stato un momento clou di una certa destra identitaria, che occhieggia con simpatia a Vannacci e al suo mantra della “remigrazione”, e a cui l’Italia come il resto dell’Occidente non è così nuova: basti pensare a quando erano i vari Bossi e Borghezio, con le loro espressioni di folklore ben oltre Pontida, a tenere banco. Ad ogni generazione i suoi, verrebbe da dire. Comunque, giusto per concludere, alla manifestazione del 29 giugno non era neppure mancata, tanto per dare un definitivo tocco di sacralità, la presenza di un sacerdote, che aveva benedetto i manifestanti mentre alzavano al cielo i loro crocifissi. La Diocesi romana, informata del fatto, era cascata dalle nuvole.
Insomma, un evento memorabile, come i comizi della destra identitaria USA, a cui spesso e volentieri gli emuli nostrani guardano con interesse traendone più di uno spunto, in attesa di un suo più concreto appoggio politico (e, perché no, anche economico). Il mondo MAGA, o quanto ne resta, ha effettivamente un grande ascendente sulle destre identitarie italiane ed europee, e pure il legame con le destre religiose israeliane non passa inosservato. Eppure, dietro ai più strenui difensori della fede e della morale, spesso si nascondono tanti segreti compromettenti, tanti scheletri nell’armadio: è storia, è avvenuto in più occasioni.
Di leader politici e religiosi beccati con le mani nella marmellata ne abbiamo visti parecchi; e se qualcuno di loro, dopo essersi sporcato la faccia, ha avuto il buon senso di darsi alla macchia, altri invece non si sono fatti alcun problema a tornare sulla scena con una bella faccia tosta, non appena le acque si sono calmate un po’. Negli USA, per esempio, il Senatore repubblicano Larry Craig, noto promotore di politiche restrittive contro la comunità gay, nel 2007 fu arrestato in un bagno dell’aeroporto di Minneapolis mentre molestava un poliziotto in borghese per fini sessuali, mentre l’anno prima il predicatore evangelico e conservatore Ted Haggard, allora influentissimo sull’Amministrazione Bush jr., era stato costretto alle dimissioni dopo che erano emerse prove di suoi abituali acquisti di droga e servizi sessuali da un uomo. Giusto per citare i casi più “coloriti”.
Non è comunque il caso di Adinolfi, a cui ovviamente le donne piacciono; il problema, semmai, è che ancor di più potrebbero piacergli i soldi. L’8 luglio la Procura di Roma e la Guardia di Finanza gli hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, con applicazione del braccialetto elettronico: immenso il danno d’immagine, e così pure lo stupore di molti. Resta da capire la reazione di quanti, solo pochi giorni prima, avevano partecipato all’evento “O Moriamo o Capiamo”; qualcuno forse sarà rimasto deluso, qualcun altro avrà pensato alla solita ritorsione persecutoria, chissà.
Le accuse rivolte ad Adinolfi sono pesanti, a cominciare dal sistema della “Scommessa Collettiva”, legato ai pronostici sportivi. Secondo gli inquirenti, quel sistema avrebbe raccolto circa 4,7 milioni di euro, promettendo in cambio rendimenti finanziari fuori mercato, fino al 40% annuo; e, secondo la GIP, potrebbe esistere poi anche un altro sistema oggi al vaglio, capace di accumulare sin qui circa 3 milioni di euro, intitolato “Cristo Regna”. Tra le circa dieci persone che hanno sporto denuncia figurano persone a cui l’immagine di zelante credente di Adinolfi, difensore della famiglia e dei valori tradizionali, aveva ispirato fiducia, convincendole a versare somme di 100mila euro e più. Oltre all’ipotesi di truffa aggravata la Guardia di Finanza e il GIP contestano poi 400mila euro di presunta evasione fiscale, con la possibilità che i proventi siano stati destinati all’acquisto di viaggi e beni di lusso.
Al momento, naturalmente, parliamo di sole accuse, come tali ancora sub iudice: in sede di giudizio potrebbero pure venir del tutto smentite, col cattolicissimo Adinolfi che in tal caso tornerebbe, da assolto, alle sue quotidiane attività. Lo stesso Adinolfi, dichiarandosi completamente estraneo ai reati contestati, ha definito “surreale” la vicenda, affermando di aver sempre condotto una vita sobria, senza mai arricchirsi a spese altrui. I suoi legali hanno subito presentato ricorso al Tribunale del Riesame per chiedere la revoca della misura cautelare, in ogni caso confermata dal GIP per evitare rischi di inquinamento probatorio e reiterazione del reato. Il tempo ci dirà di più.