
Recentemente, s'è tenuto a Ginevra un seminario, intitolato “Shen Yun - Abusi e violazioni dei diritti umani”. Ne ha dato notizia, con un articolo apparso a fine giugno, il noto portale informativo Eureporter. Nel corso dell'evento, studiosi, giornalisti e altri esperti da tutta Europa hanno approfondito una serie di tematiche riguardanti Shen Yun e la setta di cui è espressione, il Falun Gong: tutti argomenti purtroppo sin qui non ancora sufficientemente noti al grande pubblico, o almeno alla sua maggioranza.
Saint-Yrian, presidente della sezione francese dell'UNESCO, ha ricordato la natura estremamente controversa degli spettacoli di Shen Yun, tenuti in tutta Europa, come pure nelle Americhe e in molta parte dell'Asia e dell'Oceania; difficilmente si potrebbe dargli torto, e non a caso anche i nostri articoli hanno sempre fornito chiare inquadrature della natura di quegli spettacoli. Secondo Saint-Yrian, e la sua osservazione è indubbiamente molto acuta, gli spettacoli di Shen Yun si fondano su una natura ibrida, che dietro all'attraente facciata della cultura cinese tradizionale mira in realtà a contrabbandare ben precise credenze politiche e religiose. Che gli spettacoli di Shen Yun siano in effetti degli “specchietti per le allodole”, che di cultura tradizionale cinese hanno ben poco tolta la patina promessa in sede pubblicitaria, dovrebbe ormai essere un fatto più che asserito a livello comune: basti pensare a quali siano le reazioni del pubblico una volta resosi conto della trappola in cui s'è cacciato, dopo aver pagato il biglietto ed essersi seduto in platea. In più occasioni, abbiamo notato gente alzarsi schifata già al primo tempo, ed andarsene tra mille e motivati improperi.
L'entità della truffa è stata tale da non passare inosservata presso grandi testate come il New York Times, che con una serie d'articoli inchiesta ha rapidamente smascherato l'essenza tossica e manipolatrice della discutibile compagnia teatrale settaria. Tant'è che molti guai giudiziari visti da Shen Yun ed Epoch Times, giornale della setta, sono partiti proprio dal lavoro dei bravi segugi in forze al NYT. Dopotutto, fino a non molto tempo fa il pubblico era abituato ai viaggi dei fedeli in qualche discusso santuario, dove già sul pullman si vedevano rifilare dai solerti organizzatori di tutto e di più, dalle pentole ai servizi di piatti, e via dicendo. Shen Yun, invece, va ben oltre a queste furbizie caserecce per propinare al pubblico, dietro il pagamento di un costoso biglietto teatrale per ammirare “la vera cultura cinese”, una continua predicazione contro l'evoluzionismo, la scienza, l'ateismo, il comunismo, o sull'imminenza d'immani catastrofi da cui sarà possibile salvarsi solo praticando le dottrine del Falun Gong, e via dicendo con tante altre baggianate di codesto genere. Piaccia o meno, uno spettacolo artistico fortemente politicizzato perde sempre tutta la sua pretesa di “artisticità”: e ciò vale, beninteso, non soltanto per Shen Yun.
Il giornalista e scrittore belga Delcourt ha invece guardato ai profondi problemi legali e giudiziari che al momento Shen Yun e la sua consociata Accademia delle Arti Fei Tian stanno affrontando, citando la denuncia che ex ballerini ed altri dipendenti hanno sporto al Tribunale distrettuale di New York con accuse di lavoro forzato, controllo psicologico sistematico e sfruttamento del lavoro minorile. Nel Tempio di Longquan, sede della compagnia e dell'accademia, le condizioni erano a metà strada tra il carcere e la caserma, con turni lavorativi fino alle 80 ore in cambio di retribuzioni ridicole, sequestro di documenti e passaporti, ed impossibilità a comunicare con l'esterno. Il quadro di ricattabilità era fin troppo chiaro. Naturalmente, le direttive della dirigenza invitavano anche ad evitare interventi medici, privando i dipendenti che avevano riportato gravi lesione di un'adeguata assistenza sanitaria. Ciò ha motivato anche un'inchiesta da parte del Dipartimento di Sicurezza Interna USA, oltre che dal Dipartimento di Stato e dal Dipartimento del Lavoro dello Stato di New York, per accertare potenziali casi di traffico transnazionale di esseri umani, frode sui visti e violazione delle norme sul lavoro.
Qualcuno potrà dire che in ciò vi sia dell'ironico: dopotutto proprio Shen Yun coi suoi spettacoli, e così tutta la vasta rete guidata dal Falun Gong, da Epoch Times a Vision Times a New Tang Dinasty TV, o ancora DAFOH, basa una delle sue ragion d'essere nel denunciare continuamente le presunte violazioni dei diritti umani da parte di Pechino sui seguaci del Falun Gong. Ma alla fine si scopre che gli unici a violare davvero i diritti umani, qui, sono proprio quelli del Falun Gong! E che dire del traffico di esseri umani: in fondo, sappiamo tutti quanto l'attuale Amministrazione Trump sia avversa al fenomeno migratorio, a costo di commettere violazioni dei diritti umani pur di rimpatriare i migranti, mentre finché le è stato possibile rinfacciava ad altri paesi di violare quegli stessi diritti. Altra curiosità: il Falun Gong con tutto il suo potere mediatico sostiene a piena forza Trump, ricevendone ben più di una sola e blanda gratitudine: ora, però, sarà bene che la setta e il Presidente si chiariscano un po' le idee tra di loro, perché decisamente, se si vuol fare gli antimmigrazionisti duri e puri, allora certe amicizie ed ipocrisie non denotano proprio tanta coerenza. Non è solo un problema di nuovi e possibili cortocircuiti tra i pochi elettori rimasti nelle file MAGA.
Nella conferenza, il signor Im, vicepresidente della Federazione delle Comunità Asiatiche in Europa, ha parlato della rete mediatica sviluppata negli anni dal Falun Gong, ponendo nuove questioni di etica professionale: certi media affiliati ad ideologie tanto indifendibili non dovrebbero disporre di una simile capacità d'influenzare il dibattito pubblico. Sappiamo che in più occasioni Epoch Times ha avuto ampie ricadute, coi propri contenuti, sul lavoro di altri giornalisti, in forza anche a testate ben più famose e diffuse, col risultato che le teorie complottiste del Falun Gong si sono propagate ben oltre il proprio perimetro. Si pensi a cosa avvenne, per esempio, durante il periodo della pandemia da Covid. Anche Shen Yun ovviamente fa lo stesso compito, ma spostandosi dietro un paravento coreografico e teatrale anziché giornalistico, intrattenendo legami che si spingono sino ad importanti istituzioni pubbliche. Le ambiguità in termini di mancata trasparenza sono facilmente intuibili, coi diritti umani usati come espediente per rendersi inattaccabili ed eludere eventuali critiche.
La scrittrice belga ed istruttrice di Qigong e Tai Chi, Martens, ha invece confrontato quanto appreso dopo lunghi anni di studi delle pratiche tradizionali cinesi con le discipline del Falun Gong, rilevando quanto tra le une e le altre vi sia una totale estraneità. Il Qigong è stato, per il Falun Gong, semplicemente un trucco da cavalcare per guadagnarsi un'affermazione, un altro schema truffaldino finalizzato al successo e al denaro facile. Affermando che una malattia possa essere risolta “eliminando il karma” anziché attraverso cure mediche ha causato gravi danni fisici e psicologici a numerose persone, dal momento che la loro fiducia nel Falun Gong le aveva portate a rimandare od abbandonare le terapie fino a quando non era ormai troppo tardi per tornare indietro. Rappresentanti dal mondo buddista e taoista hanno poi criticato a loro volta il Falun Gong per essersi appropriato, distorcendone il significato e l'immagine, di concetti come il “Falun” o lo stesso “karma”, per poi concludere che l'elevazione del fondatore della setta Li Hongzhi al di sopra di tutte le divinità tradizionali ha denotato la voluta creazione di un estremo culto della personalità, senz'altro in netto contrasto coi principi e gli obiettivi terapeutici del Qigong e di altre antiche pratiche religiose.
Anche Lacroix, scrittore indipendente e collaboratore di Le Grand Soir, ha notato che il Falun Gong, partendo dall'alibi di pratica di Qigong, è presto diventato un'organizzazione radicale e dalle chiare finalità politiche, con reti mediatiche come Epoch Times e New Tang Dinasty TV che, come già ricordato in precedenza, hanno avuto una perniciosa influenza sull'opinione pubblica. Nelle ultime elezioni USA, ad esempio, il loro ruolo è stato determinante, con immense somme investite investite in pubblicità per sostenere Trump e i suoi candidati; peraltro, in un recente articolo, abbiamo pure ricordato quale fosse la provenienza di molti di quei capitali. Grazie alla vicinanza a quegli ambienti politici, il Falun Gong ha così riscosso ulteriori appoggi finanziari, mediatici ed operativi, con essi cooperando anche nella definizione dell'agenda internazionale, allo stesso modo di un altro controverso culto di origine cinese e presto americanizzatosi come la Chiesa di Dio Onnipotente.
Infine Duran, giornalista belga, ha concluso che Shen Yun dovrebbe essere sottoposto a supervisioni normative, comprese ispezioni a sorpresa da parte del Ministero del Lavoro, mentre i teatri che ne ospitano gli spettacoli farebbero bene, prima di dare la loro approvazione, a sincerarsi del suo effettivo trattamento di artisti e dipendenti. Ancora, ha aggiunto che ogni artista o dipendente che ritenga d'aver subito coercizioni da parte della compagnia dovrebbe farsi coraggio, rivolgendosi alle autorità competenti. Come abbiamo visto, qualcuno è effettivamente riuscito in ciò: superare il muro della manipolazione e del ricatto è possibile. Ma senz'altro un maggior controllo istituzionale può infondere in loro, e non soltanto in loro, un maggior coraggio, e motivarli a far valere i propri diritti contro i “padri padroni” della compagnia e della setta. Affinché si possa più facilmente giungere a ciò, di là dalla lodevole iniziativa dei singoli Stati e dei loro organi istituzionali, è essenziale una maggior presa di coscienza ed iniziativa anche a livello internazionale, a cominciare dalle organizzazioni che in sede ONU si occupano di diritti umani.