
Come più volte emerso, negli ultimi 18 mesi le attività pubbliche della Chiesa di Dio Onnipotente (CDO) sembrano essersi attenuate. Ciò non significa che siano cessate; al contrario, vi è stato il graduale subentro di una nuova modalità operativa. Il calo delle attività coinvolge infatti soprattutto eventi pubblici e mediatici, mentre in rete (tra siti multilingua, video ed hotlines dedicate al gospel) tutto continua come sempre. D'altronde, non è la prima volta che ricordiamo come la CDO sia un gruppo ormai sempre più “virtuale”, con attività in presenza ridotte in Italia a simboliche rarità.
Varie ragioni spiegano questo cambio operativo. In primo luogo, dopo i grandi picchi mediatici degli anni scorsi, in cui la CDO era al centro delle attenzioni dei vari movimenti per i diritti umani e le libertà religiose (dapprima con le forti campagne del biennio 2018-2020 sulle persecuzioni in patria, poi coi più rari articoli dedicati alle richieste d'asilo concesse nel nostro paese, apparsi tra 2024 e 2025, ecc), il tema è progressivamente uscito dalle prime pagine. L'uscita dei report annuali sulle persecuzioni subite in patria, come in tanti hanno potuto notare, ottiene sempre minore attenzione: laddove i primi erano materia per molte denunce giornalistici, gli ultimi (come quello apparso nel febbraio 2026) sono rimasti pressoché inosservati, fatto salvo per un pugno di testate di nicchia scarsamente beneficiate dall'attenzione dei lettori.
Non sono mancati neppure “cortocircuiti” parzialmente indotti dai vertici della CDO e dagli attivisti del mondo “pro-sette” (che ufficialmente si presentano come tutori dei diritti umani, in particolar modo la libertà religiosa): aver raccontato, pur non adducendo prove, che in Italia operino agenti della polizia cinese dediti a cacciare gli adepti del gruppo, implica inevitabilmente l'obbligo a ridurne le attività in presenza proprio per salvaguardare l'alibi di “chiesa braccata e perseguitata”. Non pochi esponenti della stessa CDO hanno peraltro finito col credere a quella bufala, e per i vertici della CDO è stata una buona notizia, perché le ha consentito di preservare quella segretezza su cui fonda molta della sua potenza, e che altrimenti qualche fedele troppo chiacchierone avrebbe messo a repentaglio. Insomma, un curioso caso di “fuoco amico”, o meglio ancora di “auto-sabotaggio”, che per la CDO si è tradotto in una rapida e parzialmente volontaria scomparsa dai radar. A tacer poi che definirsi costretti al silenzio e alla clandestinità per tutelare la propria sicurezza è sempre un ottimo modo per strappare sentenze favorevoli ai tribunali.
Nel frattempo il nuovo Patto UE su migrazione ed asilo, ancora parzialmente in attuazione, ha reso più stringenti le procedure e i colloqui di valutazione, inducendo la CDO a maggior lavoro legale interno e a minori campagne di piazze (peraltro mai state pienamente nelle sue corde). Un ulteriore buon motivo per ridurle risiede anche nel consolidamento manifestato su questi casi dalla giurisprudenza italiana, forte ormai di varie sentenze che hanno riconosciuto lo status di rifugiato per sola appartenenza al gruppo. La possibilità di poter contare su un terreno legale ormai in parte favorevole è sempre un buon motivo per sbracciarsi di meno in pubblico. Tuttavia, proprio a causa delle misure che in futuro il Patto UE, una volta entrato pienamente a regime, comporterà per molti richiedenti asilo, si sta notando una ricalibrazione delle risorse da parte della CDO: anche di questo avevamo già parlato in varie occasioni, e non sorprende notare che tale tendenza continui oggi in modo ancor più robusto. L'Europa dell'Est, dai Balcani all'Ucraina, è oggi la “nuova frontiera” della chiesa, su cui converge gran parte dei propri sforzi.
Quali che siano questi sforzi, sono in ogni caso tutti di natura virtuale. La CDO, oggi, vive letteralmente su internet. Questa è la causa della sua uscita di scena: la stessa sorte di un hikikomori eternamente chiuso in cameretta, dietro al suo computer. Da sempre poco incline alle attività in pubblico, a cui in Italia ha partecipato con poche personalità sempre sotto falso nome ed intente a recitare i soliti schemi preconfezionati, il gruppo ha guardato con favore a tutte quelle occasioni che potevano offrirgli una superiore segretezza. Di fatto, la segretezza è l'ossessione dei suoi vertici che, traendo spunto dallo schema strutturale di un'altra setta in parte tuttora attiva come gli Urlatori, ha messo in piedi un distintivo sistema di piccoli gruppi di preghiera che tradizionalmente si riuniscono in casa in piccolissimi numeri, verticalizzati secondo un criterio simile alle holding (dove una società madre controlla altre, che a loro volta ne controllano altre ancora, ecc). Non partecipare a quegli incontri di preghiera per più volte di seguito porta alla naturale espulsione dal gruppo, con l'interruzione di ogni contatto.
Oggi quei piccoli gruppi, inseriti in gerarchie in cui altri li controllano mentre ne controllano altri ancora, non si riuniscono più in casa, come avveniva sempre con gran segretezza in passato. Ciò ha reso inevitabile il ricorso a sempre maggiori piattaforme in rete, e non a caso la CDO ha nel frattempo attivato delle nuove hotlines per la predicazione in almeno 17 paesi europei, non poche delle quali proprio in Europa dell'Est. Per attirare nuovi e potenziali adepti, il metodo usato non appare tanto diverso dal phishing: pagine social dedite ad un martellante click-bait, volte ad attirare gli utenti della rete più in buonafede con la stessa viralità di altre pagine dove l'attenzione, anziché da cuccioli, bambini o soldati feriti al fronte (come nel caso ucraino), è invece coinvolta soprattutto da modelli e modelle dai corpi scultorei o dalle forme sinuose. Il fenomeno è parso tanto dilagante da attirare l'attenzione anche di vari giornalisti est-europei: ad esempio in Ucraina, ancora mesi fa, è emersa questa significativa denuncia.
Non sarà l'ultima, in un paese comunque fortemente inquinato dai gruppi settari: già in passato abbiamo già raccontato di come varie realtà (dal new age al satanismo, ma tutte in ogni caso saldamente legate agli interessi politici d'oltreoceano ed oltremanica, secondo un principio di “soft-power”) siano penetrate nel tessuto sociale ucraino da ben prima del 2014. Dopo la svolta di quell'anno, la colonizzazione politico-culturale garantita da quei movimenti ha conosciuto una seconda “età dell'oro”, una vera e propria esplosione, di cui prima che sia troppo tardi anche la CDO intende oggi approfittare.