
Sarà perché la cultura orientale, e cinese in questo particolare caso, ha da sempre conosciuto una certa popolarità nel nostro Paese, oltretutto in progressivo aumento, ma resta il fatto che molti italiani continuano ancora ad andar a vedere gli spettacoli di Shen Yun con una curiosa buonafede. Qua però sorge un problema, giacché com'è noto Shen Yun di cinese in senso vero e proprio ha ben poco, per non dir proprio nulla: i suoi spettacoli infatti non offrono l'occasione di scoprire "la Cina prima del comunismo" o "cinquemila anni di cultura cinese", ma si configurano semmai come delle grossolane e truffaldine rappresentazioni di propaganda all'americana. I cittadini italiani hanno ovviamente tutta la libertà d'andare a vedere tali spettacoli, ma puntualmente ne restano poi in gran parte delusi, come non a caso le recensioni che lasciano in rete stanno a testimoniare: ed è una delusione facilmente comprensibile, non soltanto per il tempo perduto o la propaganda infantile che a sorpresa si sono dovuti sorbire, ma anche per i non pochi soldi spesi per dei biglietti dai costi non proprio "popolari".
La compagnia artistica Shen Yun, nata nel 2006 a New York da una costola della setta Falun Dafa fondata nel 1992 da Li Hongzhi, ha ormai all'attivo 800 rappresentazioni annuali in 150 città al mondo, ma guarda caso non in Cina, della cui cultura tuttavia si fa abusiva rappresentante; e, a dirla tutta, non tiene o può più tenere i suoi spettacoli neanche in molti altri paesi, dove parimenti è stata nel tempo riconosciuta come realtà a dir poco "controversa". In Italia invece, come già anticipavamo e come del resto anche i nostri lettori più affezionati ormai sanno, gli spettacoli si tengono ogni anno, senza significativi problemi di là dal malumore dei tanti spettatori "gabbati". Pertanto, anche quest'anno vedremo Shen Yun calcare otto palcoscenici: a Torino (al Teatro Regio, dal 30 dicembre al 4 gennaio, con biglietti dagli 80 ai 150 euro), a Udine (al Teatro Nuovo Giovanni, dal 7 al 10 gennaio, con biglietti dagli 80 ai 119 euro); a Milano (al Teatro Arcimboldi, dal 13 al 25 gennaio, con biglietti dai 77 ai 143 euro); a Livorno (al Teatro Goldoni, dal 27 al 28 gennaio, con biglietti dai 70 ai 130 euro); a Bari (al Teatro Petruzzelli, dal 30 al 31 gennaio, con biglietti dai 75 ai 144 euro); ad Ancona (al Teatro delle Muse, dal 2 al 4 febbraio, con biglietti dai 75 ai 144 euro); a Roma (all'Auditorium Conciliazione, dal 13 al 19 febbraio, con biglietti dai 70 ai 130 euro); ad Avellino (al Teatro Carlo Gesualdo, dal 20 al 21 febbraio, con biglietti dai 70 ai 130 euro); e infine a Genova (al Teatro Carlo Felice, dal 26 al 27 febbraio, con biglietti dai 77 ai 132 euro). La carrellata di teatri appare anche stavolta piuttosto cospicua come in tutte le altre precedenti stagioni di Shen Yun, con alcuni teatri divenuti ormai d'adozione per la compagnia come Milano, Udine e Torino, e altri apparsi ex novo come degli outsider su cui puntare dopo che alcune "disavventure" le hanno almeno temporaneamente chiuso certe porte.
Abbiamo infatti recentemente parlato dell'Associazione Il Ponte che provvede alla promozione presso i teatri italiani degli spettacoli di Shen Yun e che, stando al resoconto dato da ParmaPress24, a settembre è stata espulsa dal RUNTS (il Registro Nazionale del Terzo Settore) per gravi inadempienze, come da art. 58 del CTS (Codice del Terzo Settore, D.Lgs. 117/2017). Secondo quanto riportato, non erano stati depositati i bilanci dal 2021 al 2024, lo statuto non era aggiornato e vi erano omissioni sugli organi sociali. Entrata automaticamente nel 2017 nel RUNTS, l'Associazione aveva ricevuto una diffida il 30 luglio per provvedere all'immediato adempimento dei termini mancanti; mancando una sua risposta, era quindi seguita la cancellazione definitiva. La conseguente perdita a partire dal 1 gennaio 2026 dello status di Organizzazione di Volontariato (ODV) data dall'appartenenza al RUNTS comporta anche quella di numerose agevolazioni fiscali come l'esenzione dall'IVA sulle attività istituzionali e il regime forfettario, col passaggio ad un regime ordinario TUIR con relativi rischi di disconoscimento come ente non commerciale. Per le associazioni non iscritte, la L. 398/91 che prevede il regime agevolato per le attività commerciali non è più applicabile, limitando i benefici a casi specifici e aumentando gli oneri amministrativi. Secondo il D.Lgs 117/2017 un'associazione espulsa dal RUNTS può comunque far ricorso al TAR contro tale decisione nel successivo arco di 60 giorni, ma finora non sono trapelate notizie di sue azioni legali.
In ogni caso, al momento gli spettacoli di Shen Yun previsti per questa stagione vedono regolarmente il ruolo organizzativo dell'Associazione Il Ponte, con una continuità operativa intuibilmente legata al fatto che i contratti coi relativi teatri erano già stati firmati in precedenza. In futuro, però, per ovviare ai problemi legati all'espulsione dal RUNTS, l'Associazione potrebbe tentare una nuova regolarizzazione come ente non profit generico, cercare una collaborazione con un altro ente del Terzo Settore o, ancora, i suoi membri potrebbero dar vita tout court ad un nuovo ente promotore per gli spettacoli in Italia. L'extrema ratio, infine, sarebbe quella che gli spettacoli siano magari provvisoriamente accordati coi vari teatri italiani dalla stessa Casa madre, la compagnia Shen Yun di New York, in quanto no profit USA. Continueremo a seguire con interesse questa vicenda, come sempre abbiamo fatto, perché pare proprio che di volta in volta s'infittisca di nuovi elementi meritevoli di più di un'analisi.