
Dopo il non facile debutto torinese, dal 7 al 10 gennaio Shen Yun ha continuato la sua impresa a Udine, al Teatro Nuovo Giovanni, in cerca di migliori fortune. Purtroppo per la compagnia, però, quelle fortune sembrano proprio non voler arrivare: il pubblico è uscito dalle sale con sentimenti forse ancor più avversi che a Torino, denotando una crescente stanchezza verso spettacoli dai contenuti politico-spirituali a dir poco discutibili e, ancor peggio, propinati a tradimento, vale a dire senza un previo avviso; ed oltretutto dal repertorio assai stantio, a renderli di anno in anno sempre più ripetitivi. Non deve pertanto sorprendere che in un simile contesto, a ben cinque giorni dalla fine degli spettacoli e con una platea rimasta amareggiata, ancora non si vedano i commenti complimentosi di quella piccola nicchia di aficionados la cui conoscenza dei “valori” spirituali e della “causa” politica della compagnia, e così pure della setta cui fa a capo, di norma appare fin troppo sospetta. Preferiscono non esporsi.
Come avvertito anche la volta scorsa, parlando degli spettacoli a Torino, l'impressione che si ha dinanzi ai loro commenti su portali come Trustpilot e Tripadvisor è di ritrovarsi davanti ad una neanche tanto occulta forma di marketing, operata tramite recensioni positive da parte di persone vicine alla setta o che ne sono parte. Non ci sarebbe nulla di cui meravigliarsi: dopotutto è una pratica ormai abusata in un'epoca come l'attuale, in cui le recensioni su internet costituiscono una preziosa arma pubblicitaria per un'infinità d'imprese dei settori più disparati, dal ristoratore al negoziante, dal dentista all'elettrauto. I “promotori” parlano sempre di coreografie stupende, con colori incantevoli e scene coinvolgenti, di artisti talentuosi, con una grazia e un'abilità sopraffine, di un'emozione al tempo stesso trascinante e struggente, o ancora di messaggi spirituali che toccano l'anima, richiamando ad una “civiltà perduta” e al tempo stesso infondendo la “speranza” di poterla un indomani rifondare. Ma in realtà sembrano pubblicità ripetute a pappagallo o quasi, in maniera talmente piatta ed acritica da suscitare più ironia che credibilità: nessuno finisce per credervi. Insomma, è una strategia propagandistica oggi più che sbugiardata ed infiacchita.
I “detrattori”, o più semplicemente quelle persone che si sono viste rifilare uno spettacolo ben diverso da quanto promesso per qualità e contenuti, demoliscono invece tutti questi punti, parlando apertamente di “truffa”, per giunta pure a caro prezzo: e così vengono messe in luce la propaganda, con una “predicazione” a favore di una “setta”, il Falun Gong; la ripetitività delle danze, che finiscono per occupare oltre due ore quando potrebbero bastarne ben meno; le interruzioni a fini di proselitismo politico e religioso; e più in generale il tenore dei costumi, della recitazione e della coreografia non all'altezza del costo del biglietto. Lasciamo però che siano direttamente gli spettatori a parlarne, forti della loro esperienza di prima mano. Perché, sorpresa delle sorprese, a ben cinque giorni dalla chiusura degli spettacoli di Shen Yun a Udine, abbiamo solo due recensioni, apparse su Trustpilot, con toni davvero al fulmicotone. Nessuna replica, invece, dai “promotori” in odor di Shen Yun: a riprova che costoro intervengono solo quando la situazione è “compromessa” e i messaggi dei “detrattori” sono stati scritti di recente, al fine di salvare lo spettacolo finché è in corso.
“Molto deludente”, afferma una ragazza andata a vedere lo spettacolo, che aggiunge: “Avevo grandi aspettative perché ero già stata a vedere uno spettacolo di Shen Yun qualche anno fa e l’avevo trovato straordinario. Invece la proposta di quest’anno è uno spettacolo noioso, strutturato come sequenza di piccole storie, banali e che ricordano una recita scolastica, inoltre con scarsa componente di ballo e acrobatica. Lo schermo sullo sfondo crea scenografie che a volte rasentano il ridicolo. Si salvano solo pochissimi interventi di gruppo con coreografie interessanti. I ballerini sono molto bravi, ma la struttura dello spettacolo non consente di godere della loro bravura. Complimenti invece alla solista dello strumento tradizionale, molto brava ed interessante”. La spettatrice in questione s'è limitata all'aspetto artistico e coreografico dello spettacolo, evitando di soppesarne il significato politico, ma non fa così un'altra che, parlando di “Una delusione a tutto tondo”, specifica: “Nulla a che vedere con quanto publicizzato. Spettacolo deludente sotto tutti i punti di vista: i ballerini sono bravi ma le acrobazie sono poche che si ripetono all’infinito e i balletti sembrano tutti uguali. La scenografia uno schermo con scene che poco spazio lasciano alla fantasia quanto più all’umorismo. E la propaganda, davvero l’ingrediente che dopo aver pagato il biglietto così tanto, non vuoi trovare. Non mi sono alzata a metà spettacolo per amore dell’arte, ma sarebbe stato il caso. Una bella delusione”.
I commenti su internet, come vediamo, sono stati piuttosto pacati. Il grosso degli spettatori, da tanto che è rimasto infastidito dallo spettacolo, non ha infatti neanche voluto dedicargli tempo e fatica per recensirlo su internet: il che la dice lunga, davvero molto lunga. Immaginiamoci se l'avessero fatto…